
(Stickman Records) Ventesimo anniversario per gli americani Elder, i quali giungono al settimo sigillo continuando quel cammino attraverso un rock pesante, progressivo e meravigliosamente psichedelico. Musicalmente, il cocktail è intelligentemente complesso, strutturato, tutt’altro che prevedibile, spesso aggressivo, ma anche profondo e introspettivo. In apertura, la sostanziosa “Sigil To Ruin”, una traccia prog, heavy, ma anche soft, una traccia senza confini… siano essi di consistenza, di spazio o di immaginazione. Bella “Capture/Release”, un po’ space rock, un po’ stoner, un po’ grunge, sempre imprevedibile, sempre impattante… costantemente sognante. Ossessiva e a tratti ipnotica la title track, immensa e sconfinata come l’universo “Strata”, intima e profonda “Sight Unseen”, pezzo che guarda a dimensioni post-metal, sfruttando con furbizia l’elettronica, assorbendola e ridefinendola. In chiusura, la malinconica “Blighted Age”, post-rock, atmospheric rock, un brano capace di mostrare l’arte degli Elder da un angolo leggermente differente da tutti gli altri. Le canzoni affrontano temi connessi alla visione filosofica del frontman Nick DiSalvo, una danza di elementi talvolta opposti, che si attraggono e si scontrano spesso violentemente: vita e morte, frustrazione e paura, impotenza e speranza, tutti elementi che seguono un percorso, esattamente come le frequenze sonore, tra le cui proprietà c’è quella di poter attraversare il ‘punto zero’ e proseguire nel dominio negativo… per poi tornare in superficie. Non sembra la metafora dell’esistenza, della vita stessa?
(Luca Zakk) Voto: 8,5/10




