(Killed By Records) Vengono dalla Svezia, ma sembrano un po’ inglesi per quella radice rock settantiana, ma pure americani per quella vena blues del sud che non lascia l’anima dei brani di questo loro terzo disco. Sono in giro dal 2015 e in questa dimensione sonora così classica ci infilano pure qualche venatura di pop svedese, rendendo “Janes Inn” un piacere d’ascoltare, senza traumi, senza intensità turbanti, piuttosto con una musicalità allegra, suggestiva e infinitamente positiva. Divertente “Mi Amore”, c’è un tocco di malinconia magica, quasi etnica, su “Time To Show”, scava nelle radici del rock, compreso quello surf, “Down In Our Hole”. Giustamente intima “Me and You”, rocambolesca, swingy e con un tocco a-là Morricone “Cowboys and Widows”, mentre la breve title track rockeggia con impeto e spensieratezza. Poetica “Throw It All Away”, decisamente polverosa e southern “Wine Made of Cherries”, prima del rock & blues da manuale della conclusiva “Pandemic Street Freaks”. Un disco che ti accompagna, che ti è amico, che ti sta vicino, che sta con te mentre guidi, che se ne sta buono in sottofondo mentre sei impegnato con le tue cose, che prende il controllo alzando il volume quando hai bisogno di qualcosa di puro e di essenziale, quando hai semplicemente bisogno di musica!

(Luca Zakk) Voto: 7,5/10