(Avantgarde Music) Un black gelido. Suoni cosmici dominano riff spinti nel fondo, con linee vocali quasi surreali. Torna questo progetto svedese che sceglie però la lingua occitana (per moniker e titolo del disco), mantenendo alto il livello di mistero che aleggia attorno alla band. I sette brani sono un costante flusso di energia e, davvero, non sembrano poter esistere su questo pianeta, con questa aria respirabile, con questa atmosfera; “Apparebat Eidolon Senex” sembra catturare suoni dallo spazio, comprimendoli, devastandoli, rendendoli assurdamente melodici, per poi spingerli in una specie di buco nero, unica spiegazione logica per questa favolosa e devastante produzione. Anche “Apparebat Eidolon Senex”, come il precedente album di debutto “…Ni Degu Fazentz Escumergamënt e Mesorga…”, è stato registrato d’inverno in una cappella dispersa nei boschi, senza l’ausilio di strumenti tecnologici. Un disco che esprime rabbia, che descrive cadaveri e morte, che esalta il tragico fallimento dell’esistenza umana: sette brani demoniaci, capaci di integrare black estremo, industriale, varianti doom e aperture liturgiche. Un disco volutamente freddo, un disco intenzionalmente lacerante, psicologicamente annichilente.

(Luca Zakk) Voto: 8/10