(Club Inferno Entertainment) La band, formata da elementi di Manhunt, Nihil Locus e altri, ha un autentico stampo letterario. I Pseudobiblion scelgono questo nome che si riferisce a quei testi che, in realtà, non sono mai esistiti e, nonostante tutto, vige un’intera letteratura attorno a loro che ne cita l’esistenza. Il titolo della prima opera in studio è un riferimento all’“Index Librorum Prohibitorum”, ovvero un indice dei libri non graditi alla Chiesa e, di fatto, ‘proibiti’. Infine, per i testi dei pezzi, ecco il prestito deliberato delle parole di illustri scrittori, impiantate in un tessuto musicale. A fare da collante a questo impianto culturale è un doom-death metal, incline alla prima metà degli anni ’90: voce fosca, in growl, chitarre altrettanto cupe ma ruggenti e alternanza tra fasi veloci e altre dove tutto si dirige verso una terribile decadenza. Joseph Sheridan Le Fanu e il suo “Tè Verde”, Bram Stoker e “La Casa del Giudice”, H. P. Lovecraft e il suo racconto “Memoria”, Robert Louis Stevenson e “Markheim”, M. R. James e “Fischia, e verrò da te”, Edgar Allan Poe e “Il Ritratto Ovale”, infine Francis Marion Crawford con “La Cuccetta Superiore” sono gli autori e le loro opere, con le quali i Pseudobiblion hanno creato i testi. Il doom-death metal della band italiana è vivace nelle sue andature, pur mostrando anche toni gotici. Si manifesta come il prodotto di un concetto letterario che trova sfogo nel metal di natura estrema, ma soprattutto oscura. Forse l’apporto delle tastiere è limitato alla creazione delle atmosfere, finendo così per beneficiare particolarmente il riffing delle chitarre e le pulsazioni del basso. Ben agile e tignoso il lavoro della batteria.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10