(Masked Dead Records) Gli Alberi per il nuovo album focalizzano il loro concept su uno spazio diverso da quello attenzionato dalla band in “Reinhold”, ovvero la montagna. Ora è il deserto a fare da scenario ideale per i testi e la musica, che prende forma attraverso una sorta di avant-garde. “Maturafine” registra un flusso con sporadici elementi black, blocchi di un vivace post metal, agguati death, malinconie gothic e un art rock energico. Su questi pezzi altalenanti, incurvati o fluenti e dall’andatura imprevedibile, svetta la voce di Arianna Prette. La sua voce è assistita da interventi maschili, in growl e non. “Maturafine”, in certi suoi momenti, ha quasi un tono cantautoriale, diventando così un altro aspetto che rientra in questa entità musicale che sperimenta e prova soluzioni anche improvvise. Gli Alberi adottano un modo di suonare dai principi evidentemente prog, mollando poche volte in fatto di consistenza nelle scelte e nel modo di presentarle. Fa eccezione solo il recitato di “La sabbia coprirà ogni cosa”. “El camino” e “Astralia” sono invece due opere importanti. “Maturafine” è lo spazio nel quale la band piemontese intreccia momenti tonici, tipicamente metal, per poi andarsi a smarrire, come in un fluire tra le onde del tempo e dello spazio, in soluzioni ascrivibili alla concettualità musicale. “Maturafine” è un poema con cadenze e metriche diverse, a volte anche ridondante, ma difficilmente scontato o prevedibile.
(Alberto Vitale) Voto: 7/10




