(Carbonized Records) Il successore di tre EP pubblicati nell’arco di pochi anni è il full length “Mortuary Cult”, dei Goetia di Washington. La band pubblica il proprio album d’esordio sfoderando un death metal irruento, ruvido in certe sue parti, con un’evidente ascendenza della scuola statunitense del genere e una particolare attenzione verso i Morbid Angel. Tuttavia si odono anche elementi grezzi e venature hardcore riconducibili alla scuola scandinava; soprattutto, però, si assiste a quel confine oscuro che esiste tra thrash e death metal, un tratto stilistico che si ritrova in diversi pezzi di “Mortuary Cult”. La batterista Nadia Tydings-Lynch è dannatamente brava: passa da pattern tipicamente nello stile di Pete Sandoval (ex Morbid Angel) a rullate e stacchi più morbidi e di natura thrash metal. Le chitarre di Demir Soyer presentano riff anche di matrice slayeriana, soprattutto quella della prima ora; certamente emergono i Morbid Angel e quelle variazioni tra thrash e accordi che rievocano i Grave e gruppi affini. Durante l’ascolto di “Mortuary Cult” vengono in mente diverse band di riferimento, europee e non, ma elencarle finirebbe per sminuire il trio di Washington, facendolo apparire derivativo. Di Soyer si apprezza comunque questa capacità di passare da un punto all’altro delle tipiche scuole e dei canovacci del death metal, perché alla fine risulta fluido e omogeneo nel suonare. Insomma, si può anche prendere a prestito, ma poi bisogna saper rendere personale il proprio prodotto. In buona parte la band vi riesce, mentre la produzione, soprattutto nei passaggi più violenti e in alcuni di taglio black metal, manca di nitidezza e chiarezza. I suoni sembrano affilati e stridenti. Infine il malvagio bassista Matt Scot è anche al microfono e non utilizza il growl, bensì lo scream. Anche questo rappresenta un elemento di personalizzazione, considerato il genere.
(Alberto Vitale) Voto: 7/10




