(Caligari Records) Feroci. Sepolcrali. Primitivi nel suono, nell’impostazione, nell’essenza. Una band che domina con sapienza l’ignoranza tipica del sound più estremo e puro del death/black di origine sudamericana… con la ‘sola’ differenza che gli Ignobleth sono una realtà proveniente dal nord Italia che giunge gloriosamente al debutto con questa perla di violenta oscurità, con questo concentrato di devastazione. Chitarre graffianti, un sound cupo e minaccioso, linee vocali che rappresentano la negazione dell’esistenza terrena, assoli che sono grida verso un cielo apocalittico, riff che spezzano le ossa, una furia primordiale generale, incontenibile, rabbiosa… ma comunque anche poetica, teatrale… tutt’altro che ignorante, lontana dalla violenza gratuita o da produzioni di qualità da cantina. “Manor of Primitive Anticreation” è un disco avvincente e la sua teatralità viene esaltata da divagazioni intelligenti come il decadente intro “Cults Of The Undead and Profane Necrolatry” o gli inquietanti intermezzi “Spores”, “Interlude: Lecherous Sex Magick ” o la stessa title track, senza contare la recitazione in spagnolo collocata alla fine di “Among The Seventy-Two Embalmed Ekpyrotic Gods”, la travolgente traccia che chiude il disco. Capitoli come “Obelisk Of Deformity” risultano dannatamente catchy, con quelle progressioni potenti, capaci di alternare mid tempo tuonanti a blast beat massacranti. Le undici tracce sono un continuo sadico tormento: cambi di tempo repentini e agli antipodi tra loro, parentesi di una velocità inaudita che giocano con approfondimenti di una pesantezza insostenibile, il tutto senza dimenticare uno spiccato gusto melodico, qui sapientemente scolpito per rendere ancor più angosciante la resa globale di un album che si erige su vari brani particolarmente riusciti, come “And The Lunar Mass Shatters” o “Proselyte Pig II”. Le linee vocali, che spaziano da ringhi cavernosi ad acuti striduli, urlano nel microfono l’occulto della magia cabalistica, i seducenti misteri della mitologia sumera, l’oscurità dell’antico Egitto, il tutto dietro il perverso filtro delle abominazioni lovecraftiane. Death? Black? Entrambi e nessuno in particolare: gli Ignobleth seguono un loro percorso, una loro oscura visione, una loro deviata concezione della musica estrema, tanto da impossessarsi della definizione di ‘musica estrema’ per poi seviziarla secondo il loro cinico piacimento.

(Luca Zakk) Voto: 9/10