
(Antiq) Francia dell’Ovest, nati nel 2024 e ora al debutto: un black aggressivo, legato alla storia della loro terra, Charente e Vendée, e alle leggende di quei luoghi. Black molto melodico, ma decisamente incalzante, con riff incisivi, un drumming deliziosamente ossessivo e ritmi coinvolgenti, spesso catchy, sferzati da idee melodiche che si incastrano perfettamente nel risultato globale. Un black che prende molto dalla Svezia, ma anche dalla fervida scena nazionale, generando un blend molto impattante e tumultuoso. C’è un feeling medioevale nell’atmosfera che si scatena da questi nove brani, e capitoli quali “Chasse Gallery” o “Le Puits d’Enfer” si erigono a paladini di un assalto sonoro senza pace e privo di pietà. Le linee vocali sono feroci, diaboliche: uno scream lacerante. I testi in francese rendono e suonano dannatamente bene, come dimostrano l’impetuosa title track e la teatrale “Flamme Noir de l’Espoir”, canzone che vanta un’interessante ricerca di arrangiamenti non prevedibili. In chiusura, lo strumentale “Nocturne (Medley Acoustique)“ dimostra che il quintetto vanta una certa tecnica, una certa fantasia e una forte passione, evidenziata da una chitarra acustica ricca di intensità e sentimento, con un feeling medioevale che riesce a esaltarne la malinconia e la suggestiva decadenza. In una scena black ormai in sovrappopolazione, spesso tutto sembra suonare uguale: i Malebeste possono dare questa impressione, ma un ascolto più attento del loro disco di debutto riesce a rivelare una genuina genialità, capace di iniettare fantasia in qualcosa che potrebbe comunque sembrare relegato entro parametri classici.
(Luca Zakk) Voto: 8/10




