
(Avantgarde Music ) È il quarto disco per il francese Antoine Scholtès, mente dietro questo progetto legato a un black ricco di melodia e atmosfera. Probabilmente, artisticamente, l’autore ha voluto esprimere più rabbia e astio, visto che proprio la componente atmosferica è leggermente calata rispetto all’ottimo precedente “Scars of Yesteryears”, mantenendo comunque alto il livello compositivo, qui più variegato, più diversificato, con una componente melodica sicuramente arricchita, cosa che capitoli come “In the Shadow of the Falling Star” mettono in chiaro, dando vita a brani rocamboleschi ai quali è impossibile rimanere indifferenti; cosa che si ripete con il bellissimo sax che emerge da “Wrath of the Endless Sea”. Un concept che parla di annullamento, di isolamento, attraverso otto lugubri visioni. Le canzoni sono un continuo, micidiale contrasto, una collisione costante tra forze opposte, una fusione dannatamente ben riuscita tra black metal e death supermelodico, lasciando aperte le porte verso ogni influenza, ogni benvenuta contaminazione. Con, finalmente, l’espansione a una line-up completa, la quale vede Romain Negro (Apolaustic, ex-Stortregn) alla voce e Nicolas Müller (Akiavel, ex-Artefact, ex-Svart Crown) alla batteria, “The Silent Abscission” è un’esperienza black metal totale, in cui materia e spirito vengono consumati nello stesso incantesimo, in bilico tra la disperazione e l’eternità. Un boato di una potenza apocalittica per questo tuffo nel vuoto, questa ‘abscissione silenziosa’, questo liberarsi di ogni elemento, di ogni organo non più necessario per il tipo di vita al quale si ambisce, lasciandosi alle spalle, tra le rovine, l’esistenza appena giunta al termine.
(Luca Zakk) Voto: 8/10




