(I, Voidhanger Records) Junon è una sacerdotessa che sorveglia e celebra un varco verso luoghi misteriosi e poco raccomandabili. La musicista tedesca mette in scena il suo album di debutto creando un black metal esoterico, rituale e con tratti anche psichedelici e stranianti. Quattro sono i capitoli di “The Golden Citadel Of The Astral Sphere” che formano un percorso oscuro e con tratti anche inquietanti. “Propheten der blauen Flamme” è il black metal più acerbo e sfrenato che si possa udire. Chitarre offuscate, distorsioni che suonano con quell’effetto ‘zanzaroso’, il basso è un tuono e Junon canta con questo scream maledetto. La struttura del brano apre però a più soluzioni, come rallentamenti, accelerazioni e fasi rituali e recitate per ben oltre dieci minuti. “Unterm Glutmond” è un brano maestoso con un ottimo gioco vocale da parte di Junon, che sovrappone scream e fiere e invasate voci pulite. Questo pezzo è una discesa agli inferi. “Inanitas Cedit Profundo (Die Leere weicht der Tiefe)” rievoca le atmosfere del primo Burzum, poi però emerge quello stile oscuro, oscillante tra un black metal sulfureo e un cerimoniale gotico e misterioso. “Dolorosa” dura ben ventuno minuti e trenta secondi e al suo interno c’è di tutto: black metal, poesia, psichedelia, oscurità e l’animo umano più corrotto e perduto. “The Golden Citadel Of The Astral Sphere” è davvero l’accesso a un mondo, forse interiore, nel quale contrasti, contraddizioni, paure e speranze disperate si manifestano attraverso una musica che può essere caotica o ispirata, ma sempre in una maniera dannata.
(Alberto Vitale) Voto: 9/10




