(Peaceville) Oltre vent’anni di attività per questo dissacrante progetto creato da Thomas Eriksen. E se sfogliamo le nostre pagine, le pagine di Metalhead.it, notiamo una prepotente costanza: “Eremittens Dal” del 2017: 9/10; “Det Svarte Juv” del 2019: 9/10; “Katedralen” del 2021: 9/10; “Dypet” del 2023: 9,5/10; “Syv” del 2024: 9/10. C’è altro da aggiungere? L’ottavo disco della band norvegese non tradisce, non mente, non inganna: nove brani di eccellente e sublime black metal, un monumento austero alla brutalità inesorabile della realtà. Secondo l’artista, il monolite — rappresentato nero come la notte in copertina — incombe su di noi, immobile, indifferente, eterno, palesando una presenza opprimente che grava sullo spirito, soffocando ogni speranza e mettendo alla prova i limiti umani della resistenza. Brani efferati, seppur coinvolgenti, spesso atmosferici, ricchi di melodia, scolpiti dal groove, esaltati da un senso di oscurità impenetrabile e predominante… concetti che brani quali “Inn I En Annen Sfære” esaltano in maniera superlativa. Un’esperienza fatta di metallo e scolpita nella pietra. Concepita per durare. Forgiata per l’eternità, scavata per i posteri, pensata per essere dominante, minacciosa e maledettamente inflessibile: con la natura indomita e libertina che infuria, i giganti che si risvegliano — feroci e affamati —, dinnanzi a una fede debole che crolla, ecco che il viaggio diventa la ricerca di un’esperienza che vada oltre i limiti della carne, oltre i confini della mente, dissolvendo qualsivoglia confine dello spirito.

(Luca Zakk) Voto: 9/10