
(Peaceville) In circolazione da quasi quarant’anni, e tuttavia giunti solo al secondo album, successore di “Ravnsvart” del 2019. Parliamo di novellini poco produttivi? No, diavolo, no! Stiamo parlando dell’entità che precedette la venuta degli Arcturus, concepita da Marius Vold (ora ex-Arcturus) e Steinar Sverd Johnsen (Arcturus, The Kovenant, ex-Ulver, ex-Emperor) nel 1989, anno in cui pubblicarono il demo “Slow Death”, il quale — tanto per chiudere il cerchio — vedeva Euronymous come produttore, Dead come autore della copertina e persino Hellhammer come batterista session. Cosa resta oggi? Marius e Steinar sono ancora in line-up, c’è pure Hellhammer (e non come session!), c’è Tor Stavenes dei 1349… praticamente un supergruppo, una all-star band nell’ambito dell’iconico black norvegese! Ecco allora che da cotanta maestria fuoriescono otto brani imponenti, travolgenti, incisivi. Capitoli quali “Aftermath” si rivelano inquietanti, per i riff tanto classici quanto ansiosi e quasi prog, per quelle tastiere esaltanti, anch’esse incastrate alla perfezione nell’assalto sonoro, e per l’assolo di stampo demoniaco. Trionfale e con un gusto favolosamente ‘symphonic black’ di stampo classico la title track, travolgente e impattante “The Mighty Odious”, selvaggia, sulfurea e dannatamente catchy “Mørkets Ormebol”, un pezzo così velenoso da diventare un sublime esempio della malvagità sonora che i Mortem sono perfettamente in grado di generare. In chiusura “Ditt Ødes Ære”, altro brano che alimenta inquietudine, senso di devastazione e impenetrabili tenebre. “Mørketid” è il black norvegese esaltato da tastiere che tutti si aspetterebbero da gruppi quali Dimmu Borgir o Old Man’s Child; ma mentre questi latitano o non soddisfano, ecco che tornano i Mortem a materializzare un disco di tale coinvolgente energia: una band molto meno nota, praticamente un side project di nomi importanti, un act che pare essere gestito nel tempo libero… quasi per noia, quasi per gioco! Un album privo di pressione, di forzature derivanti da etichette o contratti. “ Mørketid” si rivela puro. Black metal d’autore, black metal vero, black metal alimentato dalle fiamme dei gironi più profondi del regno degli inferi!
(Luca Zakk) Voto: 9/10




