
(Pelagic Records) Ci si perde nelle note di “And the Dead Tree Gives No Shelter” (ispirato ai poemi di T. S. Eliot), un disco che risulta già favoloso per il titolo e la bellissima copertina. È il sesto capitolo del duo svedese, un disco intenso, intimo e profondo, un album che va molto oltre la definizione di ‘post rock’, con riff intensi avvolti da atmosfere suggestive, spesso ipnotiche, quasi sempre catartiche. Drammatici ma emozionanti. Vulnerabili ma potenti. Un contrasto tra calma riflessiva e sfogo violento. Un crescente clima di tensione esaltato da riverberi eccentrici, ritmiche minimalistiche e un’atmosfera ambigua sottolineata da una creatività sonora mai prevedibile, mai ovvia, sempre altamente ispirata. Un viaggio tanto confortevole quanto inquietante, una minuziosa esplorazione di ciò che si cela tra disperazione e senso della vita, ponendosi interrogativi, evidenziando dubbi e caldeggiando ribellioni. Con un mix favoloso, nel quale nessuno strumento emerge — e vale anche per le linee vocali — ma tutti sembrano contribuire al fragoroso impatto sonoro, “And the Dead Tree Gives No Shelter” si rivela un capolavoro unico, frutto di una maturità artistica incredibile e di una lucidità compositiva cinica ma ricca di sentimento. E se il vero pericolo di questo nuovo lavoro fosse proprio la sua grandezza? Riusciranno, in futuro, gli Oh Hiroshima a superare un vertice così abbagliante? Nessuno lo sa. Nel frattempo, immergetevi in questo “And the Dead Tree Gives No Shelter”, con la sua magia e i suoi ospiti: contrabbasso, tromba, trombone, violino, violoncello, sax e organo. L’ascolto può rivelarsi traumatico perché, proprio come suggerisce il titolo, non offre alcuna protezione, lasciando esposti e vulnerabili tutti i vostri sentimenti, anche quelli più celati, più reconditi. I più dimenticati.
(Luca Zakk) Voto: 10/10




