(Avantgarde Music) Band internazionale che debuttò dieci anni fa e che torna dopo sei anni dall’ultimo album uscito per Napalm Records; il ritorno non è solo sulla scena, dopo alcune variazioni di line-up, ma anche in casa dell’italiana Avantgarde Music, etichetta che ha pubblicato anche gli altri due album di inizio carriera. I Sojourner del 2026 sono rinnovati, carichi, con aggiornamenti nella line-up che, oltre a confermare i membri fondatori Mike Lamb ed Emilio Crespo, la permanenza del batterista Riccardo Floridia e il ritorno del bassista Mike Wilson, danno il benvenuto a Heike Langhans (Remina, ex Draconian) come voce femminile e anche autrice di un testo dell’album. Le componenti tipiche del sound dei Sojourner ci sono tutte: epiche, drammatiche, malinconiche, gotiche, con atmosfere folk, divagazioni sognanti ed eteree, senza dimenticare quelle punte aggressive, veloci e devastanti, accentuate dalla voce crudele di Emilio Crespo. Ma è Heike Langhans a iniettare una buona dose di impeto che fa la differenza: la sua voce – sempre fantastica – sembra davvero essere stata concepita per questo death/doom atmosferico, tanto che viene da chiedersi come abbia fatto la band senza di lei negli anni precedenti, nonostante qui abbiano militato le bravissime Chloe Bray e Lucia Amelia Emmanueli (quest’ultima solo per un EP). Aggressiva e incalzante “Dawnrays”, con quella sezione eterea esaltata dai violini e dall’ugola di Heike. Potente e travolgente “And the Paintings Fall”, con le voci anche in duetto. È doom lacerante e pregno di sofferenza “Lunar Tear”, con le voci che si inseguono e l’altro lato della medaglia rappresentato dal black, supportato da tremolo e violini. Riserva molte imprevedibili sorprese “Occultation”, brano con arrangiamenti inusuali ma decisamente indovinati. Malinconica “Epitaphs”, intensa e coinvolgente la bellissima “Vvardenfell”, eterea e suggestiva la conclusiva “The Road Ahead”, il brano scritto da Heike. Disco molto composto, decisamente ispirato: il tempo trascorso, la lunga attesa, non sono stati sprecati, anzi: ogni dettaglio è curato alla perfezione, ogni arrangiamento riesce a esaltare l’atmosfera, sia essa dolce, folky o graffiante. Ci sono voluti diversi anni, ma forse i Sojourner hanno finalmente raggiunto un livello qualitativo pazzesco, un livello meritato, riuscendo ad abbinare alla perfezione tutte le componenti che si rincorrono per definire il quel loro sound decisamente personale e identificativo.
(Luca Zakk) Voto: 8,5/10




