copsombresf(Sepulchral Productions) Una visione del mondo senza speranza. Depressione. Black metal che ne assume le sembianze, trasformandosi in suoni profondi, atmosferici, pensierosi. Un album dal sound corrotto, malvagio, una sfumatura più tetra del nero più profondo. Drumming quasi dissonante su chitarre laceranti, ossessive, basate su accordi malati circondati da pianoforti inquietanti, effetti estremamente morbosi, con quella voce disperata, malata, infetta. L’album costruisce un’intera atmosfera conturbante, stuprata dalla voce estrema di Annatar, un’atmosfera avvolgente, nella quale abbandonarsi, in totale assenza di luce, sull’orlo della decisione estrema, ai confini con la fine della vita. Le sette tracce sono profonde, un’oscura vena poetica aleggia su quei momenti quasi gioiosi creati dal pianoforte, mentre la violenza intrinseca della costruzione delle canzoni è una lama estremamente affilata che non trova ostacoli quando affronta vene, carni, anime. La disperazione diffusa è morbosa, e su pezzi come “Au Flambeau” raggiunge livelli quasi spirituali. “L’Éther”, con la sua imponente durata, è un capolavoro di decadenza, dove le varie chitarre contribuiscono ad un umore tetro, negativo, terribile. Interessanti gli spunti quasi tribali, ai confini con l’ambient, che si possono gustare su pezzi come la bellissima “La Disparition”. L’ascolto di “La Mort Du Soleil” ti nasconde dietro l’enigmatica maschera che indossa Annatar. Una maschera triste, carnevale decadente per la celebrazione di una vita che si spegne. E nel frattempo ti ritrovi a camminare solo, nella nebbia, circondato da spiriti, verso un cammino che di addentra in una foresta, una foresta che divora la luce, per sempre.

(Luca Zakk) Voto: 8/10