(Signal Rex) Dietro una copertina tanto malinconica quanto bella, una copertina che puoi osservare per ore, si nasconde questo trio portoghese al debutto. Black metal, certo, underground, sicuramente, ma non selvaggio, sporco o grezzo. No, i Somnia Finem sanno essere raffinati, sanno curare la loro arte, sanno creare un black intenso, ovviamente per nulla pacifico, ma con un incedere che ha del glorioso, supportato da linee di basso calde e definite, cambi di tempo esaltanti, parentesi melodiche suggestive e quelle linee vocali furibonde, tutt’altro che amichevoli. È un preludio alla devastazione “Sinfonia de Mim”, eppure già emergono dettagli incisivi che fanno immediatamente capire che “Desassossego” non è solo un ‘normale’ album black metal. Drammatica, melodica, imprevedibile e groovy “Prisão da Razão”, impattante e travolgente la title track. Potente “Sonho Lúcido”; i Somnia Finem sanno dimostrare il loro vasto gusto compositivo con “Marioneta Partida”, traccia che, oltre all’esasperazione, sa scendere nel profondo, rallentare, diventare epica oltre che inquietante e minacciosa. In chiusura “Sonhos Mortos”: furia, rabbia, ma anche un’inaspettata ricchezza solista e melodica capace di narrare, di spiazzare, di cambiare qualsivoglia regola scritta con i brani precedenti. L’album si ispira allo scritto “Livro do Desassossego” (‘Libro dell’inquietudine‘), opera postuma e incompiuta dello scrittore portoghese Fernando Pessoa – poeta, scrittore e aforista -, una ‘autobiografia senza fatti’ che perscruta e narra, attraverso un interrogarsi e un indagare ansiosi e tormentati, l’oscuro universo del subconscio. E ogni passaggio, ogni evoluzione, ogni divagazione a favore di intro o intermezzi, mette in evidenza questa decadenza (‘In ogni goccia di acqua la mia vita fallita piange nella natura’), questa desolazione, questa oscurità che non è visibile con gli occhi, ma profondamente percepibile con i sentimenti, con l’io profondo, con l’anima.
(Luca Zakk) Voto: 9/10




