(Testimony Records) Ogni uscita dei Soulburn è un toccasana! La band olandese, che ha incrociato il proprio destino con quello dei conterranei Asphyx, nasce sotto la spinta di due elementi dei summenzionati: il chitarrista Eric Daniels e il grande Bob Bagchus, batterista ormai non più in formazione. Seguendo direzioni inclini a un black metal di stampo Venom e Bathory, i Soulburn hanno tuttavia lasciato spazio, nel loro sound, a elementi riconducibili proprio agli Asphyx. Tutto ciò si ripropone ancora oggi con questo “Quantifying Cosmic Doom”, che rappresenta la summa di come Daniels e compagni eseguano un black metal reso fortemente melodico e arricchito da influenze death-doom, spunti thrash e altre suggestioni. L’album è un percorso tutt’altro che lineare: i pezzi risultano molto diversi tra loro e si avverte una costante tensione verso direzioni inattese, capace di creare sia momenti d’impatto sia passaggi più atmosferici. Melodicamente oscuro ma con tratti anche dolci, quasi maestosi e rituali, questo nuovo atto dei Soulburn si distingue per un’esecuzione impeccabile. Remco Kreft, dei Just Before Dawn e non solo, affianca la propria chitarra a quella di Daniels, ed entrambi erigono un muro sonoro consistente e roccioso, creando aperture verso atmosfere fosche e temporalesche. Marc Verhaar, collega di Kreft nei Graceless, scandisce il tempo con metrica attenzione, risultando meno monolitico del previsto nei passaggi lenti e conferendo ai brani un dinamismo personale attraverso i suoi pattern. “Quantifying Cosmic Doom” è un mondo: rappresenta un luogo fisicamente esistente, nel quale ogni cosa è modellata da questi suoni consistenti e affilati.
(Alberto Vitale) Voto: 8,5/10




