(Prophecy Productions) Ágnes Tóth et Mihály Szabó presentano un nuovo album, l’ottavo dal 2003, nel quale il duo amplia generosamente il proprio folk di base. Voce e tastiere la Tóth, chitarrista, bassista e voce il secondo, tessono trame melodiche potenti, immediate attraverso un folk che può essere etereo oppure corposo, veicolato attraverso passaggi gothic, atmospheric e post metal. Tutto ciò risponde a un’esigenza che prevede momenti di luce alternarsi con fasi intimiste o di contemplazione. “Seed of the Formless” è costruito su otto composizioni nelle quali ognuna risponde a una identità propria. In esse la voce di Ágnes Tóth si erge come anima delicata e suprema, dunque eterea, nel turbinio di distorsioni e pattern ritmici artificiali, i quali spesso sono andature ipnotiche. Ottimo il lavoro di Szabó che passa da fraseggi quasi lisergici ad accordi di accompagnamento che dilatano distorsioni graffianti, elettriche. Ogni elemento contribuisce a costruire l’insieme nei pezzi, mostrando un equilibrio e pulizia compositiva ammirevole. L’anima folk è ben percepibile proprio dalla prestazione vocale di Ágnes Tóth che sembra essere l’elemento neutro e al di là della musica. “Odyssey Limen” prevede una prestazione esecutiva quasi e in parte atmospheric black metal, ma appunto è la linea vocale della cantante a conferire un aspetto melodicamente supremo, anche grazie all’appoggio di sintetizzatori che rendono l’atmosfera dominante. “Seed of the Formless” presenta diversi momenti interessanti, in un insieme che prevede due musicisti ispirati e in piena armonia. L’atmosfera nell’album è sempre cupa, la malinconia è a livelli elevati: questo è l’unico registro purtroppo espresso dal duo ungherese, il quale resta non un elemento critico e semmai un punto sul quale la band può ancora superarsi.

(Alberto Vitale) Voto: 8,5/10