(Andromeda Relix) Non certamente noti, ma gli italiani Twenty Four Hours giungono con questo immenso lavoro al decimo album. Disco registrato in un trullo, a Locorotondo, dove sorge l’Agriturismo Il Ciliegieto, catturando l’iconica acustica di queste costruzioni tipiche e regalando al suono un’essenza viscerale, carnale, quasi concepita per l’analogico, per il tape, per il vinile. Suono caldo, testi in italiano -stupendi- ma anche in inglese. Tra i brani del vinile e le bonus track del CD, sono tredici i capitoli di quest’opera… e non c’è un solo secondo che non porti la mente agli Hawkwind incrociati con i Magia Nera. Dannazione, come descrivere questo album? Questi brani? Queste poesie? Melodie sublimi. Hook immensi. Progressioni geniali. Brani che coinvolgono, che catturano, che seducono… ed è proprio nei meandri della seduzione che si colloca la componente altamente emozionale di “At the Edge of Faith”. Tra il psichedelico e il progressivo, tra il pop e il rock, tra lo space e l’ambient. Suoni di ogni genere. Strumenti suonati in modo favoloso, compresi basso, sax, pianoforte e chitarre. Testi che raccontano storie, che fotografano momenti della vita, del destino. Della verità. Un disco immenso nel quale abbandonarsi totalmente, con una fede immensa… la fede che viene citata e anticipata nel titolo stesso. Una chicca fuori dal comune? La copertina mostra i componenti della band -sullo sfondo- ma ritrae in primo piano i coniugi proprietari del trullo che ha ospitato la band durante le registrazioni: se non è sublime psichedelia questa…

(Luca Zakk) Voto: 9/10