(Memento Mori) Con il quarto album gli italiani Valgrind dicono una cosa schietta, diretta e semplice: il fottuto death metal vecchia scuola, quello senza modernismi isterici e complicati, è più efficace che mai. Certo, ad un primo ascolto “Condemnation” puà sembrare un qualunque disco death metal, roba che gentaglia come Obituary, Suffocation e compagnia bella ha già espresso in molteplici forme, decine di volte nel corso dei decenni. Certo, ma “Condemnation” esce ora, non ieri, è trasmette qualcosa che incide, infierisce e mette radici ORA: un ripetuto ascolto del nuovo disco dei Valgrind, infatti, altro non fa che allargare quel sorriso diabolico che ti si stampa in faccia, assurdamente, come una paresi! Se poi ci mettiamo un’analisi più attenta, un ascolto meno distratto, ecco che si svelano dettagli, passaggi, idee, arrangiamenti, groove ed una infinità di altre componenti che rendono il disco schifosamente sexy, bastardamente poderoso, attraente, gloriosamente sferzante… oltre che subdolamente inneggiante all’headbanging più fiero e mortale! Tonnellate di tecnica e di pensiero fuori dagli schemi con “The Curse of Pegasus Spawn”, violenza e groove tenebroso su “Entangled in a World Below”. Tanto epica quanto violenta la title track, la quale lascia spazio a “Eater of Hearts”, un brano death che rasenta la perfezione: molto violento in apertura, una violenza che lascia poi spazio ad un drumming micidiale, riff di chitarra vertiginosi, fino a quel momento dove tutto diventa un tappeto di devastazione, morte, crudeltà… un’atmosfera tanto feroce quando maleodorante. “The Day” non offre tanta introduzione, non crea tanta aspettativa e, sopra un drumming ultra tecnico, si srotola da subito riff di una pesantezze letale, sia veloci che annegati in un mid tempo di pregiata crudeltà. Sfacciata e maledettamente efficace “Furies”, veloce ma anche pesante e superbamente melodica “Storm Birds Descent”, teatrale e suggestiva “Divination – Marked by the Unknow”, prima della conclusiva demoniaca “Goddess of the Salt Sea”. I Valgrind prendono il death metal delle origini, lo farciscono con una quantità illimitata di tecnica chirurgica, ci iniettano massicce dosi di modernità trasparente… dando vita ad un mostro che suona tanto attuale quanto suonava innovativo e rivelatore il death metal degli albori. Riuscirci oggi, dopo decenni di evoluzioni e contrazioni, deviazioni e contraddizioni, significa due sole cose: devozione infinita ed intelligenza sopra la media!

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10