(autoproduzione) Come una valanga che frana a valle, come una colata lavica che arriva e annienta tutto, questo è il sound dei Vorax. La band erge un muro sonoro prendendo a prestito la materia primordiale dei Bolt Thrower e, dunque, qualcosina degli Asphyx, poi dei Crowbar e di Max Cavalera. La band di Zurigo pubblica questo suo album di debutto sviluppando una propria matrice sonora ben riconoscibile. Batteria tosta e riff di chitarra rocciosi, spesso ritmati con un passo marcato, e il basso che offre un’ombrosa ampiezza al tutto. Linee melodiche spesso maestose e comunque tutt’altro che manchevoli nel cementare questo sound che sfuma il death metal attraverso il groove metal e territori affini. Più su si è parlato di Max Cavalera e la canzone “Reign Supreme” richiama proprio quel musicista. Gli Asphyx li ritroviamo nella canzone successiva e conclusiva dell’album, “The Great Dying”. “Magama Ocean”, che apre “Volcano Shock”, suona proprio come un mare di lava ribollente e questa corsa, non all’impazzata ma ben tosta e possente, richiama proprio i Bolt Thrower. Un indebitamento fin troppo evidente, ma teso a erigere il proprio muro sonoro da parte degli svizzeri, decorandolo con qualche melodia che riesce a essere incalzante. Senza alcuna novità in canna da parte dei Vorax, “Volcano Shock” resta un lavoro di sostanza, ben eseguito. L’originalità è, al momento, messa da parte.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10