À L’AUBE FLUORESCENTE – “Taking My Youth”
(Overdub Recordings) Francese il nome della band, l’inglese per i testi, l’Abruzzo come terra natia. Il cerchio che serra la musica di À L’Àube Fluorescente ha una dimensione ampia, internazionale, perché (altro…)
(Ván Records) Terzo immenso album per i “The Seasons of Life” (traduzione dall’islandese…). Un concept superlativo che parla della conversione religiosa dell’Islanda attorno all’anno 1000 il cui titolo si traduce (dall’islandese antico) pressapoco come “Odino ed il dio dei monaci”. Oltre un’ora e venti di poesia, di viaggio attraverso altre terre, altre epoche,
(Nordvis / Bindrune) Un senso di oscurità esaltato da vocals strazianti e un black che amalgama sapientemente riff tirati con un delicato senso atmosferico, ai confini del sinfonico. Gli inglesi Ahamkara debuttano con un’opera intensa, quattro tracce lunghissime (totale oltre 47 minuti di musica) tutte grandiose, ricche di un senso trionfale e
(IWM) Invece di suonare cose complicate e magari comprese pienamente dai pochi, ecco un lavoro di un solista dello strumento del basso che si preoccupa di creare dei pezzi ben definiti, netti. Seppure strumentali i brani di “Bass R-Evolution” hanno
(Iron Bonehead) Appena ho letto della nazionalità di questo combo al debutto tutto ha trovato un senso nell’ascolto delle tracce. Siamo in Francia. E i francesi, il black non lo suonano. Lo massacrano e lo tritano tirandotelo in faccia come sabbia negli occhi. Diciamo che è uno di quei dischi che può realmente spaccare il giudizio tra becerismo senza senso e arte sonora. Si perché un primo ascolto
(Revalve Records) Denny Di Motta e Lisa Lee debuttano con “Imaging”, selezionando stili di genere noti e idee personali. Banale accostare il duo a sonorità di tipo female fronted band (tipo Evanescence o Lacuna Coil), infatti è il caso di andare ben
(I, Voidhanger Records) La Francia è innegabilmente uno dei focolai del black metal europeo, di quel black rituale e mistico, dove la gente crede nei testi che blasfemamente sputa fuori da ugole maligne, accompagnate da suoni neri e magici, pieni di odio e ferocia per i miscredenti del verbo oscuro. Gli Absconditus
(Svart Records) Moniker poco noto. Ma cosa c’è dietro? Intanto in questo secondo full length della band militano personaggi appartenenti ad altri nomi, questa volta molto più noti: Dark Buddha Rising e Oranssi Pazuzu, con la collaborazione di Kvohst (il quale nel curriculum annovera Beastmilk, Code e pure Dødheimsgard!). Poi c’è una fusione di
(Drown Within Rec. e altre) In “Diade(ms)” Abaton e Viscera, due band nostrane, si fondono assieme creando così non proprio uno split tradizionale, ma una vera e propria combinazione di suoni, melodie ed emozioni. Il primo brano, “Special Needs”, inizia fin da subito
(Transcending Obscurity) La copertina farebbe più pensare a un gruppo thrash, ma gli indiani Against Evil suonano un heavy metal abbastanza tradizionale, che non disdegna più di una incursione nel sound anni ’90. Il loro ep di debut
(Goathorned Production) Come i connazionali e sicuri padri putativi Celtic Frost, gli Aion si autoproclamano araldi dell’occulto, portatori di presagi oscuri, testimoni di un mondo fatto di ombre e dolore. Cinque tracce (la prima è un’intro strumentale) che fanno da contraltare a tutto ciò che di positivo e colorato può esserci nella vita di ognuno di noi. Tempi
(Satanath Records / Cold Raw Records / Metal Throne Productions) Raw black metal disteso su un’unica composizione di 28’43”, per questa band i cui componenti sono O, chitarra e voce, J, basso, tastiere e voce, B, batteria e voce. Un trio
(Invictus Productions) Un demo di quattro tracce per questi ombrosi svizzeri. Registrato chissà dove (sperando sia realmente in presa diretta), il dischetto ti porta fin da subito in territori pieni di ombre e dubbi, dove la possibilità non è benaccetta. I nostri fanno un black dalle tinte e dai toni fortemente doom.
(High Roller Records) Un paio di anni fa fecero un singolo. Timido debutto nel mondo della musica. Dati i contenuti stranissimi ricordo elogiai quella scelta e alla fine della recensione scrissi “Un sapiente concetto che mescola heavy e power con trip mentali, pseudo dance del passato e una visione del suono non
(Prophecy Productions) Il ritorno discografico degli Arcturus con il loro alone di stranezza e mistero sempre presente che si rispecchia nella loro musica ormai difficile da classificare, imprevedibile nel genere. Loro sono sempre stati diversi, particolari, grazie al genio sballato del mastermind Sverd. Hanno il drummer
(Iron Bonhead) In poco oltre di una decade, gli Atomicide hanno realizzato e partecipato a diverse pubblicazioni, ma demo e compilation sono stati il viatico a due album inframmezzati da un EP che hanno ben esposto la distruttività del trio cileno. La scena underground sudamericana
(Nerocromo Music/Invincible Records) Dalla Russia con furore, gli Anion Effect mischiano sapientemente death melodico e inserti strumentali. Il cantato alterna inglese e finlandese, per una produzione che amalgama in modo sapiente tutti gli strumenti. Le composizioni sono un continuo alternarsi di parti
(Unique Leader) Dando un’occhiata alle note biografiche in mio possesso, questi Annihilated non sono certo dei musicisti di primo pelo. Nella band troviamo, infatti, elementi di gruppi come Abysmal Dawn, Grotesque, Excretion e Arkaik. Questo mi lascia un po’ l’amaro in bocca, perché, considerando la caratura tecnica
(Metal on Metal) Otto anni di attività e otto compilation che presentano il meglio delle band che ha sotto contratto: la Metal on Metal Records ci invia questa valida raccolta a testimonianza della sua ottima capacità di movimento sul mercato dei generi ‘classici’. Ad aprire la compilation, “Mind Torture” dei Dark Quarterer:
(Gaphals) Tra tutti i sottogeneri della musica chiamata “estrema”, forse lo stoner è la vera bestia nera. Tanto semplice da suonare ed eseguire quanto difficile da comporre. Si perché signori, la matematica è tutto fuorché un’opinione. E minori sono le tonalità e i suoni
(Areasonica Records) “Gli italiani del rock ‘n roll”, si son fatti chiamare così gli Amore durante la promozione del precedente album omonimo, si ripresentano con il loro circo di riff e di doppi sensi nei testi, tutti ovviamente riferiti al sesso. Melodie accattivanti impiantate in un hard
(Transcending Obscurity India) Ed ecco che MetalHead, fra i pochissimi (se non l’unico) in Italia, ha ancora a che fare con il metal indiano! Stavolta ci occupiamo degli Albatross, di Mumbai, giunti al grande passo del full-length dopo un ep e uno split.
(Autoproduzione) Mi era decisamente piaciuto il primo demo degli Atlas Pain (recensito
(Scarlet Records) Sono bravi, gli Artaius: lo dicevo già ai tempi del debut “The fifth Season” (recensito
(Forever Plagued) Split tutto greco questo disco. Gli Akrotheism fanno un black becero, senza troppi compromessi con tecnica o arpeggi vari. Crudi e diretti, sfornano due tracce cariche di
(I, Voidhanger Records) Per chi come me pensa che il black metal sia un genere chiuso su se stesso, esente da qualsiasi tipo di contaminazione, parlare di avantgarde black metal è come
(ATMF) One man band norvegese, gli Arvas tentato di riportare il black alle radici, così come nacque decenni fa. Ecco allora tredici tracce (undici più le song di apertura e chiusura) che parlano di esoterismo e tematiche blasfeme. Per la cronaca il lavoro non suona esattamente come il classico mattone nero norvegese. Ci sono piuttosto rimandi agli Horna e alla scuola francese, anche se i riff
(ATMF) Una oscura mazzata di black con tratti atmosferici e divagazioni sinfoniche. È questo il secondo full length dei cileni Animus Mortis. Moltissima batteria, molto elaborata e devastante. Vocalist sofferto, non fantastico, ma decisamente inquietante, con quella parte remotamente baritona che accentua il feeling di inospitalità. Quaranta minuti che continuano a
(Pure Prog Records) Le note promozionali di “Opus”, il quarto capolavoro degli Adramelch, mi dicono che la band ha deciso di sciogliersi definitivamente. Non ho trovato riscontro altrove sul web, ma la fonte mi sembra decisamente affidabile: e allora non posso che dispiacermi profondamente nel vedere una delle più meritevoli formazioni italiane di sempre decidere di gettare la spugna.
(Revalve Records) Proposta molto interessante, quella dei laziali Arsea: un progressive metal venato anche di altre influenze, che si esprime in brani asciutti, i quali non si perdono in lungaggini inutili o manifestazioni autoreferenziali di capacità tecniche.
(Debemur Morti Productions) Se vi dicessi che il progetto Akhlys è stato partorito da tal Kyle Spanswick a nessuno verrebbe in mente nulla. Peccato invece che sia solo il nome all’anagrafe di Naas Alcameth, mente ispiratrice, tra gli altri, dei
(Avantgarde Music) Massima espressione del concetto di one man band. Siamo negli Stati Uniti, Minnesota, ed il soundscape è opprimente, decadente, depressivo, atmosferico. Puramente Black metal. Nick Stanger, l’artista dietro a questo progetto nato nel 2013, cura la sua creatura in tutti gli aspetti: composizione, strumenti, voce, testi, registrazione,
(Black Lodge Records) Debutto immenso. Dopo tre singoli e con una formazione che risale solo al 2011, arriva il poderoso full length di questo trio svedese. Ma non si tratta di personaggi che si affacciano per la prima volta sulla scena: la line up vanta Andreas Olander
(Darknagar Records) Kaliningrad, storica città russa adagiata sulle sponde del Mar Baltico, si tinge delle note malinconiche degli Adfail. La band in poco tempo è riuscita a pubblicare due album. Il secondo è appunto “Is It a Game?” (nella copertina l’album ha i puntini sospensivi alla fine, mentre
(Quality Steel Records) Questi tedeschi mischiano di tutto un po’: death a stampo europeo, inserti prog, voce pulita e a tratti growl, tematiche romantiche e vagamente gotiche. Il risultato non è per nulla scontato e sorprende piacevolmente, creando