WOLD – “Badb”
(Crucial Blast) Questa release è una ristampa di demo dei Wold, originariamente circolante in versione musicassetta. I Wold sono un duo canadese che somma all’attitudine black metal un robusto e caotico noisecore. in sostanza prendete un pezzo tipico del più gelido raw black metal e sommategli le squinternate diavolerie dei Merzbow, o altre cose del genere. Cosa ne esce fuori? Il caos più dannato possibile! Siccome “Badb” è un demo, soffre sul piano della resa sonora, appiattendo a un unico blocco i pezzi. C’è ripetitività, in sostanza. Questa release però mostra il principio di un qualcosa, è la fotografia della fanciullezza di un sound che è poi cresciuto attraverso cinque album. Obey e Crookedjaw stratificano chitarre crepitanti con elettronica in cortocircuito, raccontando nei testi, rigorosamente in screaming, sulla Dea della guerra. Distorsioni si sommano a distorsioni per 29′, l’elettronica neutralizza tutto e questo passato riproposto è adatto anche a chi non conosce i Wold, però costoro è meglio che passino anche attraverso qualche loro album.
(Alberto vitale) voto: 6/10


(To React Records) E’ il secondo album dei Within Your Pain, questo “Ten Steps Behind”. La band si conferma ancorata a idee che riprendono in grossa dose i breakdown e lo stile mosh, soluzioni che tentano di diversificare i Within Your Pain dall’immenso calderone metalcore dal quale provengono. La produzione ruvida ci risparmia ogni laccatura possibile, in modo da proporre un sound più selvaggio. Non ci sono rivoluzioni stilistiche in “Ten Steps Behind”, anzi qualche recupero da autori metalcore di grido è in vista, in particolare “This Quiet Silence”, tanto Soilwork. C’è anche qualcosa di interessante come “Traitor”, un breve e virulento esempio di death metal imbastardito dall’hardcore, “No Dream We Can Trust In”, “Sometimes Fuck is the Only Word” (grande titolo!) e le sue evoluzioni ritmiche. Parlando di evoluzioni c’è da segnalare la fase centrale, in stile jazz, di “Ghost of Myself” che s’incastona perfettamente in quei basamenti ritmici giganteschi e lenti. Lo slow down è un pezzo forte della band, ma nelle fasi veloci al tendenza al metalcore di marca svedese rischia di esporli all’essere scontati. Riassumendo, i Within Your Pain hanno registrato un album con luci e zone meno illuminate, ma offrono tre quarti d’ora devastanti.



