WILDROADS – “Riding On a Flamin Road”
(New Idols Records/Self Distr.) Semplicemente rock ‘n roll, ecco cosa suonano i Wildroads. Quel nome che si son dati, dodici anni fa, lo lascia intuire. Solo oggi c’è il primo full length nella carriera di questi toscani, nel quale menano riff e ritmiche sicuramente vestite di hard rock americano, (altro…)
(High Roller Records) Questa band è nel novero di quelle che ho sentito nominare spesso e dunque conosco solo di fama, senza aver mai ascoltato nulla. Mi capita di farlo adesso, nel 2013 e dopo i loro quasi 20 anni di carriera. Teutoni e thrasher. Incazzati neri e rognosi su questo nuovo album,
(Black Widow Records) “Supersonicspeedfreaks” è una nuova proposta dei Witches Brew, ovvero di Mirko Zonca, Mirko Bosco, Frankie Brando, cioè rispettivamente basso, chitarra e batteria. Per l’evento i tre hanno pensat bene di chiamare alcuni ospiti per impreziosire i brani, gente come Nik Turner
(Devouter Records) Fin dalle prime note questo lavoro dei Wiht appare abbastanza complesso: innanzitutto questo disco consta solamente di tre tracce strumentali di durata abbastanza elevata, dai venti minuti della titletrack, ai dodici abbondanti di “Orderic Vitalis” fino ai nove di “End of the Reign”,
(Debemur Morti Productions) Ritorna Lars Stavdal dopo l’album “Ceremony of Ascension” del 2009. Questo “Shunya” è di metà novembre 2012 ed è il terzo che questo Monicker tira furoi dal 1999. Lars è il vero tutore di Wallachia, nel quale compaiono spesso altri sessionmen, in particolare Eystein Garberg (chitarrista dei Lumark). Il musicista norvegese ripropone un symphonic death metal classico, non si sposta dai tipici canovacci del genere, tranne per il sound di alcune tastiere a volte vintage
(Vic Records) Quesito: se una band olandese che presenta Adrie Kloosterwaard, voce dei Sinister, Ron van de Polder, chitarrista, fondatore ed ex Sinister, Paul Beltman, chitarrista e batterista , anche lui ex Sinister ed ex Supreme Pain proprio come il bassista Erwin Harreman, tira fuori un album, secondo voi il sound a chi potrà somigliare? Si, a quelli, ma con meno potenza. Le progressioni dei riff sono inarrestabili, continuate, senza sosta.
(Autoproduzione) Duo canadese formato da Jordan Dorge (Laika) e Brett Goodchild, il primo cantante e l’altro responsabile degli strumenti. E’ questa l’identità dei Wilt e il black metal che suonano è di tipo atmospheric. In particolare si trovano toni decadenti nel sound, mentre nel brano d’apertura “Autumn Veil” la malinconia raggiunta è estrema e a tratti di carattere doom metal. “Cold Misfortune” ha un impeto maggiore rispetto al brano precedente e dunque un’atmosfera molto più gelida.
(Nadir Music) Will’o’Wisp è stata una promettente band italiana degli anni ’90. Un demo che fece parlare molto bene di se, cioè “Nocturnal Whispers”, poi un album di successo, cioè “Enchiridion”, e uno in parte sfortunato, ma solo per le vicende attorno alla pubblicazione, ovvero “Unseen”. Questa gothic-dark band all’improvviso si ferma e solo dopo un lasso di tempo notevole Paolo Puppo (chitarra) decide di rimetterla in moto, ricontattando Fabbrizio Colussi (bassista e co-fondatore),
(My Graveyard/Masterpiece) Formazione recente, retaggio antico: i piemontesi Waluprgis Night sono un altro dei gruppi NWOIHM che la My Graveyard Productions è andata a scovare nell’underground italiano perché proponesse la propria musica al grande pubblico europeo. Questo “Midnight Wanderer” è il secondo disco e basta guardare le foto promozionali della band per capire a cosa state andando incontro! “Immortals” è l’inizio del viaggio: chitarre tese, molto US Metal, e un ritmo serrato
(Heart Of Steel Records) Questa è una bellissima sorpresa. Un glam metal spietato, diretto, sfacciato, volgare. Uno di quei dischi dove ci dovrebbe essere stampato sopra quel famigerato “Parental Advisory Explicit Lyrics”. Ed in caratteri cubitali! Ma la sorpresa non finisce qui: questo quintetto non è americano! Niente Los Angeles, California.
(Autoproduzione) In Francia e Svizzera il tasso post hardcore sta aumentando nella scena. L’ultimo prodotto che arriva dalla seconda nazione, forse più prolifica in questo genere, è questo full length che mette in risalto una band dedita a sonorità parzialmente depresse, molto ossessive, sia per le partiture delle chitarre che in alcuni risvolti del drummning.
(Art Gates Records) Gli argentini Wulfshon hanno un’indole musicale vicina a quella scandinava. Geograficamente all’esatto opposto di dove si trovano, loro incidono questo debut album nel 2011 e che ora pare riesca ad avere l’adeguata spinta promozionale in Europa. “Prinnit Mittilagart” è il successore di due EP, oltre ad essere un progetto musicale che vede all’inizio la band nascere come un progetto solista di Matías Taubas Oyola.
(To React Records) Anche quest’anno i Within Your Pain si ripropongono con del materiale nuovo e attraverso un EP, visto che nel 2011 uscì il secondo album “Ten Steps Behind”. “Little Stars and the Perfect Yellow Keys” sono sei pezzi in puro deathcore di granito e scalpellato con una batteria tipo macchinario industriale e un cantato ossessionante.
(Neverheard Distro) Quante band al mondo si chiamano Witchcraft? A decine almeno, ma questa è quella ungherese e suona black metal di quello ruvido, glaciale, dozzinale, raw, pagano e oscuro. Registrazioni
(Dunkelheit Produktionen) Questa incisione è stata recuperata dal passato, cioè da sette anni fa uscito per una certa Magik Art, etichetta russa. Il master che conteneva questo album venne danneggiato nella spedizione verso la Russia ed ora è stato rimasterizzato e presentato, dalla tedesca Dunkelheit, in una nuova confezione: digipack e con annesso booklet che include disegni del cantante Mysterion
(Nuclear Blast/Audioglobe) Incredibile ma vero, l’attesa è finita: dopo OTTO anni, i Wintersun di Jari Mäenpää hanno dato un seguito al debut omonimo, un disco, è doveroso dirlo, che per molti (fra cui il sottoscritto) aveva davvero aperto le porte a un nuovo modo di suonare metal, in una allora inimmaginabile mescolanza di power, death e (nonostante molti lo neghino) epic metal che non aveva eguali.
(Autoprodotto) Disperazione e malinconia. Solitudine. Depressione. Un’atmosfera calda e ricca di emozioni, ma anche di gelida tristezza, speranza resa vana, illusioni e sogni che ingannano e riportano ad una coscienza decadente e sofferente. L’EP del debutto ufficiale di questa giovane band svedese rivela tutta la monumentale struttura sonora tipica del death metal melodico della loro terra con pesanti deviazioni verso il doom.
(Autoproduzione) I giovanissimi statunitensi Warseid danno alle stampe il proprio secondo ep: quattro brani di media lunghezza per un minutaggio totale di circa 30 minuti, che raccontano una oscura vicenda mitica di schiavitù e vendetta. I brani si presentano omogenei nel caleidoscopico sound: i generi predominanti sono folk e black sinfonico, ma possiamo parlare di battle metal per la presenza anche di elementi presi talora dal power
(Candlelight) Tra i più bravi nell’ambito del pagan black metal o viking/pagan che possa essere, gli albionici Winterfylleth con questo terzo album confermano il loro peso artistico sulla scena. La band di Manchester abbiglia l’album con una copertina adegueta ai contenuti, ovvero musica che è un connubio tra black metal e melodie laceranti. Proprio sulle melodie ci sarebbe da dire qualcosa in più, in quanto hanno una precisa motivazione nell’album.
(Bakerteam Records) Incorniciato da un’altra delle splendide copertine di Felipe Machado Franco, il debut dei toscani Wind Rose è stato prodotto da Cristiano Bertocchi dei Labyrinth, e si offre all’ascoltatore come un concept fantasy (ormai una rarità, di questi tempi!). Ben 16 le tracce in scaletta, molte delle quali sono brevi intermezzi che tengono insieme la storia. Ecco “The endless Prophecy”: power/prog grintoso, serrato, sempre pervaso da un’aura medievale… che finalmente gli eredi dei Thy Majestie di “Hastings 1066” siano fra di noi?
(Listenable/Audioglobe) “Kindred Spirits” è sicuramente un buon lavoro, ma devo ammettere che mi aspettavo qualcosa di più dai Waylander, soprattutto dopo ben quattro anni di attesa. Ho invece l’impressione che i nordirlandesi, forse presi da una intensa attività live, si siano limitati a ripercorrere le proprie orme senza particolare inventiva.
(Eat Metal Records) Se dovessi scegliere il gruppo più ‘barbarico’ della scena heavy/epic, non avrei nessuna esitazione a indicare i Wrathblade. I greci, qui all’esordio dopo una lunghissima gavetta che ha fruttato un demo e un 7’’, sono infatti quanto di più grezzo, seminale, cupo e selvaggio mi sia capitato di sentire: Cirith Ungol, Omen, Manilla Road, Wotan, i Manowar più oscuri si mescolano assieme in un sound che non fa nulla per essere melodico
(Auoproduzione) Nati lo scorso anno, ma in attività sotto altro nome, cioè Overock, la band italiana si è data da fare con tre EP, ma questo esce ora con il titolo di “We Are Waves”, cioè proprio quel nome nuovo che hanno deciso di darsi. Si, We Are Waves come nome risulta meno banale, è semplice e fa effetto e anche graficamente si presta bene. A questi aspetti, secondari almeno rispetto ai contenuti dell’EP, si somma della musica che è rock moderno
(Dragonheart Records/Audioglobe/Kizmaiaz) Una bandiera. La sola. Unica patria, unico credo, unica fede: si chiama Heavy Metal, e gli storici sacerdoti di questa religione sono tornati. Si chiude un cerchio. Ritorno alle origini. Dopo oltre vent’anni sono loro, dettano legge, ridefinizione delle regole. Sono tornati i White Skull. Ed è tornata anche Federica Sister (dopo dodici anni)
(Massacre/Audioglobe) I Winter’s Verge sono noti agli appassionati di power metal per il paese di provenienza, Cipro, che a quel che mi risulta non ha mai ospitato altre band di settore. Questo è il loro terzo album, il secondo a uscire presso la Massacre, e conferma tutte le impressioni che la band ha sempre suscitato negli appassionati: i Winter’s Verge sono sicuramente bravini, ma le loro produzioni non sfondano mai davvero!
(Candlelight) Il black metal più selvaggio, epico, dilatato e primordiale. I pezzi che si allungano come un universo in espansione, per via di un minutaggio delle canzoni che tende ai o supera i 10′. I Wodensthrone (inglesi di Sunderland) sono al secondo album (prima ancora hanno partecipato a due split), ed evolvono il proprio sound in modo compiuto.
(Soulseller Records) Secondo album di questa voce solista (Erik E.) che si accompagna con la chitarra acustica. “En Natt Kom Doed” è dunque un lavoro minimale, intimista (si usa spesso questo termine per canzoni o album del genere). Un lavoro folk, d’impostazione, che la sola voce, in armonia con la sei corde, tratteggia delle atmosfere, delle ambientazioni.
(AFM Records) Nel giro di quattro anni i tedeschi Words of Farewell sono passati da un demo e un EP al primo album in studio. Il contratto con la AFM è stato firmato a gennaio di quest’anno e il 30 marzo l’album è sul mercato. Tutto velocemente, tutto con enorme soddisfazione per una band che nel sound riprende il death metal alla Dark Tranquillity
(Cold Dimensions) Tutto ciò che è stato crolla. Inneggia a questo concetto il titolo dell’album di questi quattro blacksters tedeschi. Tutto crolla, tutto decade, la fine simbolica di tutto quello che credevamo solido, sicuro, affidabile. Una fiamma rossa brucia. Forse per bruciare tutte le macerie, cancellare le rovine del crollo di un mondo sbagliato.
(Autoproduzione) Trovo oscuramente sublime sapere che le nuove generazioni ci sono, hanno menti perverse in grado di generare dell’ottimo metal e non si perdono in patetiche scemenze. Ovviamente questo non vale per tutti. Ma sicuramente è quanto emerge dall’ascolto di questi due ragazzi: SL, un tizio di 21 anni, parte dalla Russia
(Dark Descent Records) Empia esaltazione del perversità da luna piena. Titolo molto più complesso dell’intero album, che esiste e viene riprodotto a volume demenzialmente assurdo per distruggere e devastare. Per scorticare, impalare, uccidere. Per saccheggiare, radere al suolo, violentare, banchettare e poi bruciare. All’inizio ho pensato: questo album fa schifo. Ma le violente pugnalate che uscivano dagli speakers mi hanno indotto
(autoproduzione) Dopo “The Storm within”, il debut di tre anni fa che ci aveva mostrato ottimi spunti e regalato una manciata di brani vincenti, i parmigiani Winter Haze tornano all’attacco con un ep di quattro tracce. Musicalmente siamo ancora dalle parti di un gothic/melodic metal decisamente dinamico e ben congegnato, forse dai suoni più moderni rispetto a quelli del full-“length”. Le note di un sassofono suonato dalla
(Goomba Music) Probabilmente l’aspetto di Ipek, cantante, per questo album è quello raffigurato in copertina. Nel senso che l’istrionica voce dei Wykked Wytch canta con la massima crudeltà possibile ed è meglio così, visto che i restanti elementi della band ci danno dentro, come se Satana avesse commissionato loro una colonna sonora da adattare a qualche girone dell’inferno. Il nuovo album dei Wykked Wytch è aggressivo come una furia 
