A solo ventiquattro ore di distanza dal concerto evento di Pompei, che ha visto i Savatage esibirsi coadiuvati da un’orchestra sinfonica di ventisette elementi, tocca alla suggestiva venue del Castello Carrarese, sito nel centro della ridente cittadina di Este, in provincia di Padova, ospitare l’esibizione della leggendaria formazione statunitense, stavolta senza l’ausilio dell’orchestra, ma con la presenza degli italiani Vision Divine come band d’apertura.

Per motivi personali arrivo al concerto verso la fine dell’esibizione della band capitanata da Olaf Thorsen, riuscendo solo a seguire la parte finale di “Identities” e l’ormai mitico cavallo di battaglia “La Vita Fugge”. L’impressione che ho avuto dal poco che ho visto è quella di una band coesa, ulteriormente rodata dall’intensa attività live degli ultimi mesi. Devo dire che il rientro in formazione di Michele Luppi ha conferito nuova linfa alla formazione toscana, riportando affidabilità a livello esecutivo e carisma per quanto riguarda la tenuta del palco. In attesa dei Savatage decido di dare un’occhiata al merchandising ufficiale della band, rimanendo esterrefatto dai prezzi: una T-shirt all’insanguinato prezzo di quaranta euro, mentre un cappellino con visiera ne costava “soltanto” trentacinque. Ora capisco che vendere merchandising sia diventato di vitale importanza, soprattutto per il fatto che gli album fisici non vengono più venduti come una volta, ma si dà il caso che l’ultimo disco ufficiale dei Savatage risalga a circa venticinque anni or sono, quando il formato fisico vendeva come il pane, e questo mi porta a pensare che la scusa dei download digitali in questo caso non abbia senso. Un’altra cosa che ho notato è stata la non eccessiva affluenza di pubblico, presente in discreta quantità ma non tale da riempire il castello, cosa che avrebbe permesso di ridurre l’area pit e consentire a tutti di vedere il concerto a distanza non siderale. La transenna è invece rimasta inesorabilmente indietro, mantenendo una distanza dal palco che, ripeto, vista l’affluenza non oceanica, non aveva senso.

Ma veniamo al concerto, puntualmente iniziato alle 21:30 spaccate con le note introduttive di “Morphine’s Child”, unico estratto dall’ultimo album in studio “Poets And Madmen”, seguita dall’epicità maestosa di “Dead Winter Dead”. La band è in forma smagliante, con l’accoppiata di asce Pitrelli/Caffery, quest’ultimo davvero mostruoso nell’emulare lo stile selvaggio degli assoli di Criss Oliva e, in occasione del pezzo “Warriors”, nel cantare in maniera quasi identica a Jon. Mostruosa la sezione ritmica, con Johnny Lee Middleton e Jeff Plate, rispettivamente al basso e alla batteria, che si rivelano essere dei motori instancabili e precisi.

Ma il vero mattatore della serata è Zak Stevens, capace di tenere in mano il pubblico senza dover strafare, giganteggiando per carisma ed espressività. La voce è meno squillante rispetto al passato, ma ha guadagnato in pathos e profondità. Dopo un inizio piuttosto sinfonico, il ritmo si alza con alcune bordate come “Jesus Saves”, “Taunting Cobras” e, inaspettatamente, la pirotecnica “Lights Out”, preceduta dall’inquietante e meravigliosa “Tonight He Grins Again”. Ma l’emozione si taglia con il coltello con “Chance” e il suo interludio corale in puro stile Queen: un momento di inarrivabile bellezza.

Un altro momento per me esaltante è stato l’esecuzione di “Sirens”, capolavoro di heavy metal rozzo, selvaggio, diretto, mentre non sono riuscito a trattenere le lacrime durante “This Is The Time”, uno dei miei pezzi preferiti di tutti i tempi, cantata divinamente da Zak e urlata a squarciagola da ogni persona presente, nessuno escluso. Un altro momento di grande tensione emotiva è sicuramente stato quando, proiettata sui monitor, è apparsa una registrazione di Jon Oliva, intento a eseguire voce e piano “Believe”, per poi essere accompagnato sul palco dall’intera band, suscitando non poca emozione nel pubblico. Le travolgenti “Gutter Ballet”, “Edge Of Thorns” e “Hall Of The Mountain King” chiudono quello che, più che un concerto, si è rivelato essere una travolgente esperienza di grande trasporto emotivo.

Un immenso grazie ai miei meravigliosi amici Marianna e Daniele per avere condiviso una serata meravigliosa, emozionante e indimenticabile!!!

(Matteo Piotto)