L’estate 2026 a Bergen è durata qualche giorno e, ovviamente, quando sono arrivato per il Beyond the Gates XIV (29/7-1/8) era già finita da un po’. È sempre piovuto e la temperatura si aggirava sui 12°C: chi moriva soffocato per le alte temperature in Italia e nel resto d’Europa mi invidiava… io continuavo a invidiare loro, visto che sono sostanzialmente un animale a sangue freddo.
Per fortuna avevo di che scaldarmi: quattro (anzi cinque con il kick off del martedì) giorni di metal, dislocati su quattro venue e, di nuovo, il mio servizio come volontario. Ci ho provato l’anno scorso (leggetelo qui), l’ho ripetuto quest’anno, essendo ormai diventato membro del team a tutti gli effetti, cosa che ha generato nuove amicizie, nuove fratellanze (che poi dovrebbe essere uno dei concetti di base del metal, giusto?).
La città, nonostante il diluvio, è invasa da gente-in-black. Già dal kick-off del martedì, tenutosi nel non grandissimo Hulen, si notava un’affluenza massiccia, superiore a ogni aspettativa, maggiore rispetto a tutti gli anni precedenti (e io ci vado dal 2017… biennio della pande-vostra escluso). Il kick off è letale: la poesia di Antinöe, la potenza dei Draken e le tenebre impenetrabili dei Malum. Si finisce tardi. Molto tardi. Per fortuna l’indomani non sono di turno… sarebbe stato un problema.
Il mercoledì è l’inizio ufficiale del fest. I primi due giorni si tengono all’USF, il quale alterna i due palchi: il tradizionale Røkeriet e il più recente Hallen. Il Røkeriet è la sede principale, è sostanzialmente un teatro, con terrazzo: è un posto bellissimo, con un’ottima acustica, tanto che i primi Beyond the Gates ai quali ho assistito si tenevano solo qui… cosa oggi assolutamente impossibile. Già l’aggiunta dell’Hallen un paio di anni fa ha salvato tutti: praticamente due venue in una, mentre si suona su una si allestisce l’altra (come in molti fest europei). Questo Hallen è più convenzionale, ha una forma rettangolare, con accessi da ambo i lati lunghi (il Røkeriet ha un solo accesso laterale, con il percorso dall’ingresso che attraversa anche bar, bagni e merchandise) e un’impostazione che permette di godersi il concerto anche se si arriva ultimi e si resta in fondo, cosa che non vale per il Røkeriet. Tra i due palchi, un’ampia area coperta (necessaria, visto che piove sempre) con i food truck, le panche, il DJ, il chill out. Se negli anni precedenti la gente era O al Røkeriet O all’Hallen, e magari un po’ nell’area food, quest’anno notavo il pienone quasi contemporaneamente in tutte e tre le aree, confermando l’incredibile aumento di partecipanti, tanto che, detta tra noi, il Røkeriet lo toglierei definitivamente dall’evento: per vedere bene la prossima band sul palco del Røkeriet è necessario arrivarci ben prima della fine del concerto della band precedente, ed è per questo motivo che non ho visto praticamente nessuno dei concerti che si sono tenuti sul Røkeriet quella sera: Imha Tarikat, Spectral Wound e Sventevith. Sarò pigro? Sicuramente non ho voglia di prendere a spallate diversi metri di persone già accalcate solo per arrivare in un punto decente, rimanendo comunque schiacciato come una sardina (ciò non succede nell’Hallen)… ma mai e poi mai avrei tagliato l’esibizione di band quali Castle Rat, Rotting Christ e, soprattutto, Testament per andare ad accaparrarmi un posto al Røkeriet. Tra le band della due giorni all’USF, violento come sempre lo show dei 1349, mentre incredibilmente coinvolgente quello degli Electric Wizard.
Il giovedì sono di servizio. Vari viaggi, molte soste per ricaricare i dannati veicoli elettrici. La sera sono stanco, sono al concerto, ma me la passo nell’area VIP a chiacchierare, riposare e bere.
Sono di servizio anche il venerdì. Molti chilometri e vari viaggi in questi due giorni. Porto il gentilissimo batterista dei Gaahls Wyrd dall’aeroporto all’hotel. Porto i The Ruins of Beverast alla loro esibizione. Ho l’onore di ricevere all’aeroporto gli italiani Mortuary Drape, felicissimi di essere accompagnati da un driver connazionale con il quale possono parlare del più e del meno, delle differenze tra i due paesi. Abbiamo anche i van per il trasporto merci: mi mandano a recuperare un pezzo di transenna per proteggere i fotografi… dall’altra parte della città, dove c’è la sede del Bergen Live. Mi diverto a chiacchierare con l’addetto, ci parliamo in spagnolo, ci piace vedere che nessuno capisce cosa diciamo. Mi mandano a prendere dei tavoli per uno dei capi del fest: carico i tavoli, carico pure Silje, la boss del fest, assieme a una sua collaboratrice, la quale si siede su uno dei miei cellulari appoggiati sul sedile: quando le faccio notare la cosa, mi chiede se è in vibro e quindi di chiamarla con l’altro cellulare. Ogni 10 minuti! Io e una collega dobbiamo prendere due diverse band presso lo stesso hotel per portarle verso una venue. Alla stessa ora. Sono band magari meno note, in questo caso i Saturnalia Temple (che dovevo prelevare io) e i Vafurlogi (che erano assegnati alla collega). Arrivo per primo. C’è una band che aspetta. Sono in sei o sette e sulla mia assegnazione ne avevo solo tre. Chiedo se sono i Saturnalia Temple, mi mentono (erano i Vafurlogi… o i Dold Vorde Ens Navn!) e montano sul mio van caricando gli strumenti. Arriva la collega che li conosce personalmente e, stupita, si rende conto dell’assurdo scambio. In un’altra occasione devo portare una o due persone dei 1349 in aeroporto… ma mi trovo con quattro o cinque passeggeri, uno dei quali -una donna- mi chiede: «È questo lo shuttle per l’aeroporto?». La faccio salire. Ancora non so se era dello staff dei 1349, una loro amica o una turista che ha scroccato il passaggio. Accompagno anche all’aeroporto i Castle Rat, vedendo le due donne della line up senza maschera; la frontwoman Riley Pinkerton sembra una liceale timida e riservata, l’opposto del demone sexy che vediamo sul palco, mentre la performer Madeline Wright è di una simpatia unica; le chiedo: «Ma sei tu quella sotto la maschera a forma di teschio? Ti ho riconosciuta!» (e l’ho riconosciuta per certe forme che attraevano il mio sguardo…). «Ssht!», mi dice, «non dirlo a nessuno!». E io rincaro, prima di salutarla: «Beh, sei molto più bella così che con la maschera!». Sorride, mi lancia uno sguardo divertito. E io riparto per il prossimo giro.
Davvero, quando arrivate a un concerto e siete davanti all’artista che si esibisce, non pensate a quanta gente lavora dietro. Oltre ai professionisti (suoni, luci, palco, strutture, catering, ecc.) ci sono tutti i volontari: dalla sicurezza ai biglietti, dal merchandise al servizio backstage, in modo tale che il vostro artista preferito possa avere tutto ciò di cui necessita per dare poi il meglio sul palcoscenico, fino a un’altra infinità di mansioni diverse, dalle più piccole (messi, runner, gente di supporto) alle più importanti (come noi driver: non ci sarebbero le band sul palco senza di noi), una galassia di gente che lavora dietro le quinte per far sì che quell’ora di esibizione possa trasmettere il massimo dell’energia.
Io, Jens, Jack, Celine, Renate, Eivind, Frederic, Willy, Dan… e altri volontari di altri team, come il capo della sicurezza Tom: siamo più di 250 persone che nei cinque/sei giorni dell’evento ci sbattiamo nel nome della passione per la musica. E non siamo più gente occasionale, siamo sempre gli stessi, ogni anno, con l’aggiunta di nuovi membri.
Finalmente dal venerdì sera sono libero, tanto da gustarmi il favoloso show degli headliner, gli americani Blood Incantation; uno spettacolo perfetto sia musicalmente sia come impatto visivo, capace di rendere il loro death metal progressivo assolutamente psichedelico.
Il sabato è finalmente il mio giorno: hiking su quelle montagne che amo il pomeriggio e concerto la sera: surreale e impattante lo show di Gaahls Wyrd, geniali e surreali gli Arcturus, semplicemente favoloso lo spettacolo rigorosamente minimalista degli Alcest, una band che dal vivo si fa sostenere da linee di basso magnetiche e ipnotiche, cosa che mi fa sorridere se consideriamo che il bassista Indria è nella band solo per le esibizioni dal vivo. In chiusura del Beyond the Gates 2026 gli Emperor. Ancora una volta (credo sia la terza), questa volta con gli ospiti Mortiis al basso e Faust alla batteria… e considerando che gli Emperor non sono attivi da un sacco di tempo (non fanno un disco da 25 anni), questa esibizione è una di quelle cose da marketing, di quelle cose messe lì proprio per attirare turisti del metal che vogliono rivivere qualcosa che ormai non esiste più, che vogliono continuare a scoprire la storia della seconda ondata del black metal norvegese, che vede proprio Bergen come una delle città simbolo del movimento. Marketing? Forse. Ma il festival vende. Riempie. Quindi forse sono solo io la mosca bianca, sono solo io quello che la pensa diversamente… e mi sta bene così. Gli Emperor offrono comunque un’esibizione impeccabile, ma personalmente preferisco qualcosa di più attuale, di più attivo, non preparato ad hoc per un singolo evento.
Ma il Beyond the Gates è anche questo. Ci sono una miriade di eventi collaterali che rendono esaltante un viaggio nel nome del black metal in questa città: un evento con Eirik ‘Pytten’ Hundvin, l’uomo che in un certo senso ha forgiato il black metal, una giuria di tatuaggi con Iscariah (aka Stian Smørholm; Ex Immortal, Enchanted, Dead to this World, Edged Circle Prod), Ivar Bjørnson (Enslaved, BardSpec, ByNorse) e Suzy Cole (Global Head of Metal & Hard Rock at Apple Music). Poi un tour del Grieghallen, dove si registrarono certi album storici, tour della città con sosta alla famigerata chiesa stavkirke di Fantoft, una clinic di Alex Skolnick dei Testament, concerti pomeridiani, tatuaggi, listening session, DJ set. Di tutto. Di più.
Un festival che funziona. Anche perché collabora con altri festival, senza cercare di rubarsi il pubblico l’un l’altro. Un festival che funziona in quanto supportato dalle istituzioni, le quali non guardano al passato torbido, ma al presente florido e capace di portare turismo (e soldi) nel paese, alla città. Il Beyond the Gates è infatti supportato e gode del patrocinio di entità quali il Comune di Bergen, la regione del Vestland, il Consiglio norvegese per la cultura, il Ministero norvegese della Cultura e dell’Uguaglianza, il Ministero degli Affari Esteri, un gruppo alberghiero, una banca, oltre ad altre entità minori locali (pub, negozi, aziende di supporto tecnico). Non voglio polemizzare o fare confronti… ma credo possiate arrivarci da soli…
La domenica è tutto finito. Molta gente ha preso un volo nella notte. La piovosa città si svuota. Però rimaniamo noi volontari: gli ultimi trasferimenti, gli ultimi lavori… e un party al Gåsa solo per noi, con intervento di ringraziamento da parte di Silje. Il party era dalle 18 alle 21. Credo ci abbiano cacciato dopo le 22. Credo di essere tornato all’appartamento ben dopo mezzanotte. Con pochi ricordi chiari e tante emozioni.
Ancora una volta. La mia ottava. Il prossimo anno è la loro quindicesima.
Mi sa che mi tocca tornare. Mi sa che mi tocca fare il volontario ancora una volta, perché è un’esperienza unica ed emozionante.
E voi? Fatevi questa vacanza in Norvegia, no?
(Luca Zakk)
PS: Manco questa volta sono stato catturato dalla polizia norvegese!
FOTO, VIDEO:
Giorno 1:
Giorno 2:
Giorno 3:
Giorno 4:
Malum, Hulen (Kick Off Event):
Castle Rat, USF Hallen:
Testament, USF Hallen:
Testament, THE BALLAD! – USF Hallen:
Blood Incantation, Grieghallen:
Gaahls Wyrd, Grieghallen:
Arcturus, Grieghallen:
Alcest, Grieghallen:
Emperor, Grieghallen:








































































