Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.

KING MOB – “Force 9”

(Steamhammer/SPV GmbH) Chi sono i King Mob? A rispondere è lo stesso comunicato dell’etichetta tedesca: “KING MOB is a brand new English beat combo comprising guitar legend Chris Spedding (Roxy Music, Elton John, John Cale, Paul McCartney), Glen Matlock – bass (Sex Pistols, Iggy Pop, Faces), Martin Chambers – (altro…)

Di |2018-05-28T18:53:05+02:0028 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, K|Tag: |

THE ROTTED – “Ad Nauseam”

(Candlelight Records) Il secondo album dei The Rotted è una vera mazzata, un atto di violenza inaudita. Da buoni britannici inseriscono thrash, punk, crust, reminiscenze grindcore nel death metal suonato e “Ad Nauseam” diventa un lavoro che non lascia respiro e spazio alla calma. Hanno un po’ l’aspetto di figli minori dei Napalm Death, ma tra le pieghe riscopri anche i Discharge, i Misery Index, gli ultimi Entombed e fermiamoci qui. E’ un D-beat death metal attuale, ma teso a recuperare qualcosa da un passato che ha già avuto tanto da dire, come il riffing trascinante e hardcore di pezzi tipo “Apathy in the UK”, o il death primordiale di “Just Add Nauseam” e “Rex Oblivione”, la tribute-song  “Motörbastärds”, e la quasi sabbathiana, in alcuni passaggi, e allo stesso tempo old school “The Hammer Of Witches”. Riconoscendo che “Ad Nauseam” vede undici pezzi che scorrono con funesta aggressività, avendo la lucida dote di rimanere impressi con melodie inesorabili, il fatto che ogni song sembra voler rimandare ad altro evidenzia come, nella sostanza, i The Rotted siano bravi a pestare e scuotere, ma senza metterci poi dentro del proprio personale genio. “Ad Nauseam” è un album che si ascolta a ripetizione, ma rischia poi di prendere polvere sullo scaffale.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-10-27T00:03:24+02:0027 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

WARMRAIN – “Absent Friends”

(4 Worlds Media) Inglesi, alla prima release ufficiale, amanti del feeling, delle atmosfere malinconiche e sognanti. Questo potrebbe essere un sunto per descrivere i WarmRain. “Absent Friends” racchiude cinque pezzi, tra i quali si segnalano gli oltre 8′ della title track (presente anche nella ridotta versione radiofonica) realizzati con chitarra acustica, orchestrazione, batteria marciante, e un meraviglioso assolo di chitarra elettrica.In tutti i brani la sei corde acustica la fa da padrone, ma mentre in “Run to the Sun” è la protagonista, con “Flying Dreams” la musica viene arricchita e lo stesso accade in “Good to Belong”, con il cantato di Leon J Russell che proprio in quest’ultima canzone ricorda quello di David Gilmour. Un rock intimista, molto inglese e non troppo vicino ai clichè del pop e che tenta timidamente, di riagganciarsi alla tradizione rock britannica di diversi decenni fa; l’EP risulta gradevole, ma ascoltando queste poche canzoni c’è da sottolineare che al momento, il tutto appare come un rock da cantautore – all’inglese, un pò Nick Drake- che da vero e proprio complesso rock.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-10-24T20:23:35+02:0024 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, W|Tag: |

VISIONS OF ATLANTIS – “Maria Magdalena”

(Napalm-Audioglobe) Sono passati solo pochi mesi da “Delta” e dal tour con i Rhapsody of Fire, ma gli austriaci Visions of Atlantis sfruttano il buon momento con un mini che, come tutti i mini, non cambierà il mondo, ma terrà sicuramente viva l’attenzione attorno alla band. La (altro…)

Di |2018-09-04T23:30:36+02:0023 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, V|Tag: |

EXXPLORER – “Vengeance rides an angry Horse”

(Pure Steel-Audioglobe) Per i true defenders il ritorno degli Exxplorer ha qualcosa di miracoloso. Dopo “Coldblackugly”, del lontanissimo 1996, nessuno pensava che Lenny Rizzo e compagni potessero ancora calcare le scene: dobbiamo ancora una volta alla Pure Steel Records il merito di aver dato nuova fiducia una delle band più rappresentative della prima esplosione heavy metal americana, che peraltro già nel 2009 (altro…)

Di |2012-11-25T12:09:27+01:0023 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

MORTON – “Come Read the Words forbidden”

(AFM-Audioglobe) Gli ucraini Morton, band creata dall’omonimo
polistrumentista e produttore Max, hanno ottenuto un tale successo nel paese
d’origine che la AFM, da qualche tempo assai attenta alla scena esteuropea, ha
deciso di ristampare il loro debut su scala internazionale. La band merita
sicuramente interesse, ma si stenta a riconoscere in essa la new sensation del
power metal europeo (come da qualche parte si è affermato). “Calling for the
Storm” rappresenta una interessante fusione di prog e power, a cui “Eaglemark”
aggiunge maggiore melodia. Indovinato il ritornello di “Brotherhood of Light”,
scelta non a caso come singolo e per la realizzazione di un video: sembra di
sentire dei Power Quest o dei Secret Sphere più ispirati! Doppia cassa a
elicottero dall’inizio alla fine in “Losing Faith”; il suono delle keys dà una
bella atmosfera eighties a “Burning Prisoner”. Arrembante “Black Witch”, divisa
in due parti la conclusiva “Wheeping Bell”: al momento slow segue una coda più
serrata e a suo modo d’atmosfera. Un outsider di belle speranze con un
potenziale tutto da confermare sulla lunga distanza.

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2011-10-21T21:50:23+02:0021 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

SKINNY PUPPY – “hanDover”

(Synthetic Symphony / SPV GmbH) Avevamo lasciato gli Skinny Puppy nel 2007 con l’album “Mythmaker”, intanto giravano strane voci sulla band, in merito ad un (altro) possibile scioglimento e a difficoltà per la pubblicazione di questo nuovo album.  Archiviate (altro…)

Di |2017-07-24T23:09:00+02:0020 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

CRADLE OF FILTH – “Evermore Darkly”

(Peaceville Records) Pochi giorni fa chi scrive, in una conversazione sugli Iron Maiden e sulla loro immagine attraverso il merchandising, ha detto: “I Cradle of Filth hanno capito subito cosa vuol dire essere dei presenzialisti sul mercato, in termini di uscite discografiche e di merchandising”. Anziché (altro…)

Di |2021-10-19T22:37:29+02:0019 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, C|Tag: |

TOXOCARA – “AtmosFear”

(Twilight) “AtmosFear” è il terzo album della band olandese Toxocara, il quale necessita di qualche passaggio d’ascolto in più per poterne apprezzare fino in fondo le diverse sfumature del death metal suonato degli olandesi. In effetti “AtmosFear” vede un riffing denso, carico di groove e sufficientemente imbastardito da toni industrial. Probabilmente proprio questo ultimo elemento al primo ascolto pone i Toxocara sotto un’ottica abbastanza oscura e con melodie che si alternano a umori sinistri e psicotici. Matijn Moes e Vince Zwarts fondono le sei corde in trame che sembrano rincorrersi per tutta la durata dei pezzi, sorrette da un drumming (William Vierman) sicuramente infaticabile, ma con i suoni troppo compressi. Inoltre alcuni synth aggiungono un tocco inqueitante e, allo stesso tempo, cibernetico. “Annihilation By The Angkar (Marionettes of War)”, dal groove nervoso e corrosivo, “Towards The Perpetual Labyrinth” e “Black Widow” sono delle marce devastanti che si perdono in blastbeat tempestosi, mentre brani del calibro di “The Kempeitai Hordes Of Hirohito” e “Bravo Two Zero” sono velocissime e con fraseggi dissonanti. Un sound che racchiude diverse caratteristiche più tipicamente death metal, nelle accelerazioni e per alcuni fraseggi, ma che prova anche a sperimentare con qualche idea diversa. L’unico difetto è che qualche brano appare eccessivamente dilatato, ma nel complesso i Toxocara ha realizzato un lavoro discretaente interessante.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-10-19T08:12:52+02:0019 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

77 – “High Decibels”

(Listenable Records) Scrivo di questa band solo perché sono legato a dei vincoli, non mi preoccuperei di ascoltare per intero un album come “High Decibels” degli spagnoli 77. Il motivo? Prego, osservare (altro…)

Di |2015-10-19T16:31:50+02:0018 Ottobre 2011|Categorie: 0-9, ALBUM|Tag: |

NINE COVENS – “…On the Coming of Darkness”

(Candlelight Records) La Candlelight ha diffuso un comunicato sui Nine Covens che dice: <<Featuring current and ex-members of some of the key extreme bands from the last decade>>. Chi siano le relative band e i componenti resta ignoto. Di loro c’è una fotografia: 4 uomini incappucciati nell’oscurità e con i volti offuscati. Resta la musica, un black metal freddo, ruvido, fatto di momenti veloci e decellerazioni. Un black metal che dipinge atmosfere tese e dannate. Oggettivamente “…On the Coming of Darkness” appare come un classico prodotto del genere: ottime intenzioni e un ascolto che scorre senza eccessi di noia o di entusiasmo. I Nine Covens si apprezzano per la loro selvaggia e nordica attitudine, i vari downtempo e per i timidi, e pochi, momenti di sperimentazione (ad esempio “Judgment pt2”). Servirebbe da parte dei Nine Covens  uno sforzo compositivo maggiore per uscire fuori dalla media generale.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2012-11-12T09:06:50+01:0017 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, N|Tag: |

DR.LIVINGDEAD! – “s/t”

(High Roller Records) Ad essere simpatici i quattro ragazzi svedesi lo sono, ma nella sostanza questo loro omonimo debut, di sedici pezzi dal breve minutaggio, alla fine dei conti stanca. Anzi, spazientisce. Spazientisce perchè la forte influenza Slayer, Exodus e Anthrax è talmente eccessiva che ascoltare per intero “Dr.Livingdead!” diventa un atto scontato. Se da una parte la produzione è granitica e levigata, la tracklist offre un generico stile crossover, tipo Municipal Waste o DRI, “Kill Me!”, ma anche un thrash d’autore alla Exodus “World War Nine”, Slayer “Slime from Above” e il mosh in stile Anthrax, “Dead End Life”. Risultano trascinanti, ma diventano scontati già prima della metà dell’album.

(Alberto Vitale) Voto: 5,5/10

Di |2012-11-16T20:35:31+01:0017 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

SMOHALLA – “Resilience”

(Arx Prod.) Gli Smohalla sono la coesistenza di due elementi: Slo, chitarre, batteria, voce e tastiera, e Camille, al basso. I due francesi provengono da piccole pubblicazioni e questo “Resilience” è il sospirato debut album, nel quale si dedicano ad un black metal molto esoterico, glaciale, con atmosfere che avvolgono ogni cosa. In alcuni momenti ricordano gli Emperor nelle loro fasi lente o nelle orchestrazioni (per esempio “Oracle Rouge” oppure “Au sol les toges vides”) e questo perché le tastiere hanno un ruolo cospiquo, da protagoniste. Gli Smohalla creano melodie e poi tendono a disperderle in coltri ghiacciate, malinconiche, ma anche inquietanti oppure epiche. “Resilience” è uno stato emotivo altalenante (vedi “Marche Silencieuse” dominata dai synth con le chitarre praticamente smarrite in lontananza) pregno di oscurità, che richiede nervi saldi per seguirne i pezzi senza perdere la bussola del proprio umore. C’è da dire che alcuni brani andavano affinati, ma la sostanza del loro sound è probabilmente l’essere una pietra grezza che riluce di un bagliore spettrale.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-10-17T09:16:10+02:0017 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

SCREAMING EYES – “Greed”

copscreaminge(This Is Core Music) Nel 2010 gli Screaming Eyes realizzarono “Still Breathing”, contenente tre tracce prodotte da Ettore Rigotti (dei Disarmonia Mundi e guru di molti altri gruppi). Un anno fa i riff avevano una potenza non indifferente, ma adesso “Greed” si dimostra per davvero un passo avanti. Pur riconoscendo che gli Screamings non propongono novità, dimostrano di avere un sound redatto con buona convinzione nei propri mezzi. La produzione è ad opera di Becko (Hopes Die Last, Everland) e Cresta (Doomsday, Everland) presso lo Skie Studio di Roma; lo stile si ancora nettamente alle correnti metalcore europee: tanta ritmica martellante e assoli di chitarra dal tocco scandinavo, mentre il riffing è generalmente pregno di fasi veloci, grooves e di ampie aperture melodiche, mentre la voce di Bruno gioca sul cantato in clean, growl e momenti puramente urlati. Tutto rispetta il copione di questo genere, con una scaletta (i pezzi sono 10) in grado di svilupparsi con agilità. “Greed” è, va detto, una prova facilmente collocabile nei dettami di un certo recinto musicale, ma la band italiana suona in modo europeo e di noia non se ne vede l’ombra.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2013-04-24T12:23:28+02:0014 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

ANTICHRIST – “Forbidden World”

(High Roller Records)  Gli Antichrist sono svedesi e hanno avuto una citazione di merito come “band of the week” da Fenriz dei Darkthrone. I cinque sono autori di un thrash metal alquanto oscuro, in sintonia con le prime cose dei Kreator e Sodom, ma anche con (altro…)

Di |2018-05-22T12:11:56+02:0014 Ottobre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

GOTTHARD – “Homegrown. Live in Lugano”

(Nuclear Blast-Audioglobe) Il mondo dell’hard rock piange ancora la tragica morte di Steve Lee, ma come riporta il sito ufficiale i Gotthard non hanno intenzione di fermarsi. Per omaggiare il singer, e nell’attesa di trovare un suo (altro…)

Di |2020-03-13T16:59:28+01:0012 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, G|Tag: |

ALMAH “Motion”

(AFM-Audioglobe) Il terzo album del progetto solista di Edu Falaschi rompe definitivamente con il passato negli Angra; sviluppando gli elementi già contenuti nel precedente “Fragile Equality”, si sposta su un sound più roccioso, con un appeal decisamente moderno e a tratti rabbioso. Fa davvero piacere constatare l’evoluzione stilistica dell’artista brasiliano, ormai del tutto libero dalla pesante eredità dei propri trascorsi. L’inizio fa pensare ad un power sinfonico abbastanza leggero, ma poi “Hypnotized” vira subito su un ritmo energico e trascinante. Il sound si fa boombastico con “Days of the New” e assai raffinato con la riuscita semiballad “Bullets on the Altar”. Addirittura sprazzi di thrash ed echi tribali in “Zombies Dictator”, con un Falaschi mai così aggressivo; ma non avevamo ancora sentito “Soul Alight”, che inizia come un brano extreme metal e si concede anche blast beats e tastiere spaziali, il tutto – e qui sta il bello – ‘montato’ su una struttura abbastanza classica. L’unico anello debole del disco è la confusa “Daydream Lucidity”, nella quale le infiltrazioni progressive sono solo disorientanti; si chiude poi in bellezza con l’acustica “When and why”, dove Falaschi si mostra ancora una volta istrionico e versatile. Non c’era sicuramente bisogno di una conferma del valore di questo vulcanico singer: un faro del power metal per quest’ultimo sprazzo di 2011, l’unica cosa trascurabile è forse la cover (creata, peraltro, da Falaschi stesso con il suo iphone).

(Renato de Filippis) Voto: 8/10

Di |2011-10-12T16:54:07+02:0012 Ottobre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

DIVINEFIRE “Eye of the Storm”

(Liljegren Records) Fra i molteplici progetti del cristianissimo Christian Rivel ci sono anche i DivineFire, dati per spacciati tre anni fa (quando pubblicarono “Farewell”) ma oggi nuovamente sul mercato con questo quinto full-“length”. La marcia in più del disco è la presenza del singer Germán Pascual, anche lui come Rivel ex-Narnia, autore di growlings molto profondi pur se mai eccessivi. Se ancora “Time for Salvation” mantiene una predominanza di elementi sinfonici, “Hold on” e “Unchain my Soul” superano la barriera e sconfinano decisamente nell’estremo: di tutti i progetti di Rivel i Divinefire si rivelano così il più originale e forse anche il più riuscito. “To love and forgive” tenta, e con buoni esiti, una escursione nel folk. Il massimo di potenza è in “Send me out”, mentre “The Worlds on Fire” riesce a combinare quest’ultima con il refrain e la melodia. “Never surrender” offre dei cori pesanti che danno al tutto un andamento molto epico, mentre l’outro strumentale “Close to the Fire” ci porta su lidi neoclassici. Non male!

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-10-12T16:52:28+02:0012 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

GRIFFAR – “Monastery”

(Non Serviam Records) Non è semplice valutare “Monastery”, album di debutto dei francesi Griffar. Ad un primo ascolto è sembrato da subito un lavoro da calderone. Una uscita in sintonia con le tante che ogni mese infestano il filone del death/black (altro…)

Di |2015-10-04T15:23:26+02:0010 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, G|Tag: |

LYDIA’S GEMSTONE – “The New Melancholy”

(Twilight Zone Records) Ascoltando il debutto di questa band austriaca, la prima cosa che giunge alla mente, a voler fare un paragone per descriverne i contenuti, sono stati i The Sisters of Mercy. Il sound dei Lydia’s Gemstone è intriso di dark-gothic, con ampie concessioni verso (altro…)

Di |2015-04-09T01:43:12+02:0010 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

TOUCHSTONE – “The City Sleeps”

(Spv/Steamhammer) Il ritorno dei Touchstone è qualcosa di piacevole perché la band inglese si è sempre contraddistinta per aver saputo coniugare l’elemento progressive con il rock e l’hard rock. Toni mai eccessivamente complessi, intense melodie indirizzate su più livelli che realizzano scenari grandiosi. Le tastiere di Rob Cottingham hanno un tocco personale ma, tanto per darne un’idea, lo  stile è avvicinabile a Rick Wakeman. Le chitarre di Adam Hodgson, vera bilancia stilistica tra i pesi del rock e i macigni più hard, assemblano l’ossatura dei pezzi finalizzati dai contrappunti del basso di Paul Moorghen. Chi deve impegnarsi a gestire le varie fasi dei pezzi, come i più selvaggi “These Walls”, “Throw Them to the Sky” o la stessa titletrack, è il batterista Henry Rogers, il quale sembra incidere meglio quando i ritmi sono pacati. Non ultima, perché è tra le cose più belle, la voce di Kim Seviour, la quale coabita con lo stesso Cottingham per tutto l’abum. Le canzoni più in vista sono “When Shadows Fall”, un brano dalla lunga durata che gioca con atmosfere da film horror, “Good Boy Sky”, vera sinergia tra spirito hard rock e scorci progressive, come accade anche con la titletrack. Tuttavia è arduo stilare una classifica dei pezzi, finanche alcuni apparsi inizialmente meno incisivi si dimostrano poi buone composizioni. “The City Sleeps” possiede l’alchimia giusta ed è un album da comprare, anche a scatola chiusa.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-10-08T08:33:20+02:0008 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

GLYDER – “Backroads to Byzantium”

(SPV/Steamhammer) Il nuovo album dei Glyder passa attraverso la rivoluzione della line-up: Tony Cullen, cantante e bassista, e Davy Ryan, batterista, lasciano in favore di ben tre elementi. L’eccezionale Jackie Robinson arriva dietro al microfono, Graham McClatchie al basso e
Des McEvoy alla batteria. Robinson ha una voce graffiante e rock ed è il giusto singer per questo quarto album, vero momento per capire quanta strada abbia fatto la band irlandese dall’omonimo album del 2006. I Glyder con l’iniziale “Chronicled Deceit” riportano alla mente Dio, ma anche i Black Sabbath e qualcosa si avverte anche nella seguente “Long Gone” e nella settantiana “Down & Out”. Che siano impazziti? No, tutto rientra nei ranghi con “Fade To Dust”, “Don’t Make Their Mistake”, “Two Wrongs”, i quali sono pezzi più inclini allo standard della band, la quale ha comunque sempre strizzato l’occhio alla tradizione rock britannica. Come già sottolineato, l’arrivo di Jackie Robinson ha dato un apporto nettamente più intenso alla band, mentre gli elementi già consolidati e cioè il duo chitarristico Kinane-Fisher appare in perfetta forma per “Backroads to Byzantium”. La produzione è perfetta, realizzata con registrazioni a Dublino, mixaggio a Copenaghen e mastering in Germania; i suoni sono forti, puliti ma non appiattiti. “Backroads to Byzantium” diverrà un loro classico.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-10-08T08:21:32+02:0008 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, G|Tag: |

CORNERSTONE – “Somewhere in America”

(Atom Records) Nonostante siano austriaci da buoni rockettari i Cornerstone (attenzione, non quelli di Doogie White) puntano decisamente all’audience statunitense. Lo si era già capito con il primo album “Head Over Hills”, il quale fu licenziato, come questa nuova release, dalla statunitense Atom Records. Il rock dei Cornerstone ha diversi spunti AOR e tenta di essere fluido in canzoni come “Breathing for You”, “Follow You Follow Me”, “Strut” e “Right or Wrong”, la quale ha una progressione al piano che ricorda “Holiday” di Richard Wright. Questi sono brani placidi, non definibili ballad, ma sono oltremodo diversi da pezzi spinti come “Like a Stranger” e “High and Low”, mentre “Rise and Shine” è accattivante con il suo iniziale riff accelerato alla Police. Dunque un rock opportunamente melodico e non eccessivamente tendente al pop. Forse questo è il punto sul quale poi tirare le somme: sono capaci di essere più rock oppure la loro anima è incline al pop? “Somewhere in America” non chiarisce la loro essenza, la quale sembra tranquilla ed elegante, ma non del tutto definita.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2012-07-27T08:42:11+02:0006 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, C|Tag: |

AMEBIX – “Sonic Mass”

(Easy Action Records) “Arise!” e “Monolith”, ecco i pilastri sui quali gli inglesi Amebix fondarono la propria reputazione. Le icone del crust punk hanno entusiasmato fans e addetti ai lavori, nell’annunciare la volontà di ritornare a suonare insieme. I primi segnali si erano avuti già nel 2008, ma ora “Sonic Mass” sancisce il loro ritorno. Dopo oltre due decenni pensare che una band fondamentale nello sviluppo del crust punk -forse più di quanto si dica, ma questo è un commento a margine- riesca a dire altro è arduo. Qui non si vuole partire prevenuti e la musica di “Sonic Mass” è l’unico aspetto da valutare. Quasi 44’ e dieci pezzi, con suoni poderosi ma ampiamente puliti e lucidati. Dieci pezzi a metà tra il ricordo di un fulgido passato e la proposta di modelli contemporanei, e quindi fuori tema rispetto al sound storico della band. La modernità è anche determinata dalla presenza del drummer Roy Mayorga -ex Nausea, Soulfly, Sepultura, ma già a lavoro con gli Amebix da qualche tempo-, conseguentemente il sound appare meno genuino e incline a dilagare in sonorità altrui o improprie, vedi “God of the Grain” e “The Messenger” i quali sono qualcosa tra l’industrial e il crossover. “Knights of the Back Sun” non è assolutamente da loro, troppo da hit! Non è da loro nemmeno “The Visitation” e “Here Come the Wolf”, troppo indulgenti al post-punk e al modern metal. “Days”, una semplice intro, porta gli Amebix a citare se stessi, un vezzo comune a tanti. Le cose migliori le mostrano nella marziale “The One”, nel viaggio spirituale della prima parte di “Sonic Mass” e nell’ottima e apocalittica seconda parte, e in “Shield Wall” tutto sommato un brano abbastanza celebrativo. Chi ascolta “Sonic Mass” non deve aspettarsi il sound anni ’80 e nemmeno ciò che ha fatto apprezzare gli Amebix. E’ un ritorno comunque gradito, ma non esaltante.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-10-06T18:08:58+02:0006 Ottobre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

FIABA – “L’Appiccato/Il Cappello a Tre Punte”

(Jolly Roger Rec-Masterpiece Distr.) La release in questione è la riproposta dei primi due album dei Fiaba, band autrice di un metal che accompagna tematiche e atmosfere medievali, popolari, celtiche, folk e, appunto, fiabesche. La band proviene da Siracusa e nasce nel 1991, partorita dal batterista e autore di testi Bruno Rubino. I Fiaba pubblicano i due album, ora riproposti in unico CD, rispettivamente nel 1991 e nel 1996. Seguiranno poi altri lavori importanti, l’ultima release è stata però un MCD nel 2007. Ascoltare questi due album significa calarsi in una dimensione, un mondo popolato da personaggi fantastici e non. La musica è ricamata da chitarre vigorose e decisamente metal, sorrette dalla tempistica puntuale di Rubino. Gli strumenti creano però delle soluzioni molto vicine a certe sonorità tipiche del rock progressivo italiano di decenni fa. Nell’economia dei pezzi contribuisce notevolmente la voce di Giuseppe Brancato, il quale si destreggia mirabilmente tra recitato e cantato, di filastrocche e storie capaci d’incantare chi le ascolta. Attenzione però, scrollandosi di dosso quello stato d’incanto è possibile rintracciare collegamenti e allegorie con la realtà. Diciassette pezzi che si rivelano dei racconti o storie, ma anche vere canzoni in quanto la melodia non viene mai meno e il concetto stesso di canzone non è mai sacrificato.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10

Di |2011-10-06T18:08:15+02:0006 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, F|Tag: |

URSUS – “Fuerza Metal”

(Pure Steel Records) Nonostante la copertina semi-splatter, i colombiani Ursus mettono un po’ di tenerezza. Perché sono genuini, perché suonano un thrash metal d’annata e lo cantano nel proprio idioma -conseguentemente molto più agevole per noi a inquadrare la loro musica-. Mettono tenerezza perché la qualità audio è approssimativa e una tecnica che ricalca riff conosciuti, ma proposti in modo “semplice”. Coinvolgenti la slayeriana titletrack, “Marioneta de la Guerra”, con il suo ritornello “Assassinos, bastardos, terrorista!” e la parte finale di “Patria Grande”. Purtroppo sono solo dei simpatici scorci, non in grado di rendere interessante una release permeata da un aspetto decisamente underground.

(Alberto Vitale) Voto: 5/10

Di |2011-10-06T17:55:35+02:0006 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, U|Tag: |

LUCKY THIR 13N – “March of the Young”

(Lucky Thir 13n) Spensierati, giovani, modern hard rockers e greci. Si, i Lucky Thir 13n vengono da Tessalonica e in Grecia hanno già un considerevole seguito. I quattro hanno anche fatto da spalla ai Crashdiet a Tessalonica e ai W.A.S.P. ad Atene. Intanto esce questo debutto, dopo un lusinghiero EP di cinque pezzi che ha fatto parlare di se. “March of the Young” è un lavoro di rock mainstream, con suoni lucidi e canzoni orecchiabili; tuttavia gli undici pezzi non sono tutti scontati e delle canzoni interessanti sono “Say Goodbye”, infarcita al punto giusto di elettronica e con ghost track al seguito, la tanto street rock “Feels Like Coming Home” e non manca il brano punkeggiante alla Ramones ,“Yeah, I Want It”. Il massimo è però raggiunto in “R’n’R”, brano suonato con Vivian & Dj Spac e dall’iniziale “Alibi”, con relativo intro di stampo elegiaco-new wave. “Rivers Run Dry” tenta di mostrare ulteriori influenze con parti metalcore, ma senza incidere, mentre  “Another Memory” ha un ritornello in stile U2 americanizzati. Questi sono i momenti considerevoli di “March of the Young”, c’è qualche caduta ed espisodio scontato, come “Operation Overload” nel quale potrebbero essere chiunque e nessuno! La musica e i testi sono quasi totalmente di Elias Elias, cantante e chitarrista ritmico, ma il resto del gruppo lo segue in modo preciso. I Lucky Thir 13n non sono la next big thing, ma tutto sommato realizzano un buon debutto.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-10-04T17:37:51+02:0004 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

RÊX MÜNDI – “IHVH”

(Debemur Morti Productions) Su questa band francese c’è pochissima biografia e la poca ufficiale è romanzata in modo mitologico e teogonico, lontana dal fornire informazioni più concrete e pratiche. Non si conosce la città di provenienza e i nomi dei componenti sono i seguenti: Metatron, Commander Of The Legions e Proclamations Of Faith, Seraphiel, Unearthly Presentations, Nathanael, Minister To The Lost, Chamiel, Uncoverer Of Secrets And Shadows. A parlare per loro in modo efficace c’è un black metal dall’alto tasso esoterico e votato a cambi di ritmo e di riff che lo rendono tutt’altro che prevedibile. “IHVH” è un lavoro che giunge da lontano: era il 2003 quando i Rêx_Mündi iniziarono a concepirlo e lo si è avuto embrionalmente in versione demo nel 2005, nel corso del tempo sono state aggiunte alla scaletta “Raising My Temples” nel 2006 e “The Flesh Begat” nel 2008. “IHVH” è un album che spesso vira verso soluzioni thrash e death, ma sempre con sound grezzo, cattivo e senza alcuna cesellatura di maniera. L’istinto black metal dei Rêx_Mündi è possessivo e non abbandona le sette composizioni, delle quali due superano i 10’. Se questo è l’inizio il futuro sarà, si spera, ancora più nero, maledetto e mistico.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

 

Di |2011-10-04T17:29:55+02:0004 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

STIELAS STORHETT – “Expulse”

(code666) Il secondo album della one-man-band Stielas Storhett, esce a cinque anni dal precedente e sotto una gestazione considerevole. Damien T.G., c’è lui dietro al monicker Stielas Storhett, ha composto “Expulse” tra il 2008 e il 2009 e ultimato le registrazioni alla fine dell’estate 2010. Chitarre fragorose, pochissimi momenti veloci (capitano in “Angel of Death” e “Two Lifless Month”) e tante situazioni d’atmosfera, questo è il black metal del russo polistrumentista. Un black metal pregno di emozioni e stati d’animo, capaci a volte di abbandonarlo totalmente e dirigersi verso territori più sul versante del rock psichedelico e introspettivo, come con l’incipit della titletrack disegnato dal sassofono oppure nei momenti riflessivi di “Hush-a-Bye” e “All Paths Lead to Oblivion”. E pensare che “Expulse” viene aperto con le urla di una donna che fanno gelare il sangue, ma tutto quello che ne segue è un’altalena di suoni distorti, e non solo, ma con alto tasso melodico e con le parti black inclini a ripetere i propri riif, sullo stile di Burzum, con la differenza che i pezzi di Damien T.G. sono più dinamici e variabili. Rispetto al precedente EP “SKD” il sound è meno grezzo, le canzoni hanno più strutture e confereriscono a “Expulse” l’aspetto di una rlease matura e concepita con volubile sperimentazione.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-10-04T17:09:08+02:0004 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

VAN CANTO – “Break the Silence”

(Napalm-Audioglobe) Coloro che non sopportano i Van Canto alzino la mano! I tedeschi sono giunti al quarto album del loro metal a cappella e ormai, diradato ogni effetto sorpresa che aveva reso gradevoli le prime prove, le loro canzoni mostrano la corda e la ripetitività di una formula già nota. Apre le danze “If I die in Battle”, epica fino a quando non subentra la “sezione ritmica” della band, che conferisce al tutto (come sempre) un involontario effetto fra l’allegro e il semiserio; in quest’ottica “The Seller of Souls” è un vero disastro. Funzionano meglio le cover appunto perché le si legge automaticamente in un’ottica ironica: ecco quindi “Primo Victoria” dei Sabaton, cui partecipa anche Joakim Broden, e “Bed of Nails” di Alice Cooper. Discorso a parte per “Masters of the Wind” , forse l’unico pezzo davvero riuscito del lotto, quello in quale, non a caso, la componente “rakkatakka” è ridotta al minimo. Anche la ballad “Spelled in Waters” piace essenzialmente grazie alla chitarra acustica di Marcus Siepen. Aggiungiamoci pure la grintosa “Neuer Wind”, cantata in tedesco; ma per i Van Canto farei esattamente lo stesso discorso degli Apocalyptica, una band ormai finita che ricicla all’infinito una originaria innovazione.

(Renato de Filippis) Voto: 5/10

Di |2011-10-04T08:38:56+02:0004 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, V|Tag: |
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