coplepard(Street Symphonies) Dave Lepard è stato il fondatore, cantante e chitarrista ritmico dei Crashdïet. L’idea di questo tribute di frabbricazione italiana, visto che è la Street Symphonies Records che ha messo in piedi la cosa, tenta di raffigurare un ricordo del musicista, ma anche dell’artista nel senso più ampio. Infatti una parte dei proventi andranno al fondo in memoria di Lepard, gestito da sua madre Liz Hellman. Di lei e di suo figlio ne parla una nota scritta dal giornalista statunitense Brian Rademacher, il quale ricorda cosa è stato parlare di Dave con sua madre in un’intervista: ovvero risate, sorrisi e lacrime. Il tribute è dunque questo, una riflessione in musica sullo stile artistico di un personaggio importante dell’ondata glam rock scandinava. All’inizio Stefano Gottardi e Oscar Burato hanno trovato non poche difficoltà per mettere insieme le band, ma alla fine quelle coinvolte sono state undici. I Midnite Sun hanno il privilegio dell’apertura, con “Knokk ’em Down”, eseguita in sintonia con lo stile dei Crashdïet. Rispettano la forma anche gli Speed Stroke (bravi, ma le chitarre dei Crushdiet ruggivano di più in “Riot in Everyone”), gli Skull Daze (con suoni più ruvidi in “Queen Obscene” rispetto all’originale”). I Superhorrorfuck hanno forse scelto un brano molto vicino alla loro indole, “Needle in Your Eye”, mentre i Ragdolls hanno pensato bene di inserire un pò del loro punk in “Tikket”. La versione di “Out of Line” dei Cyanide4 suona un tantino annacquata, invece i DNR sono stati bravi a rendere meno patinata il classico “It’s a Miracle”. Fanno un lavoro rispettoso, dello stile originario dei Crashdïet, gli Hell in the Club e gli Shining Love (ovvero elementi di Lionville, Edge of Forever e altri) e i Black Rain, con la struggente “Lost Horizons” la quale non era facile da rendere come nello stile primevo. Sostanzialmente nessuno offre considerevoli e nuove chiavi di lettura al lavoro di Lepard, ma la concreta devozione e rispetto dei musicisti impegnati nel progetto è sincera e sentita. Spesso nei tribute si cerca qualcosa di diverso, una rilettura dei pezzi originali, molto spesso si trovano delle pessime esecuzioni, magari prive di mordente. “Reborn in Sleaze” è interssante, soprattutto se ci si diverte a fare un raffronto, anche superficiale, con gli originali. Long live to Dave!

(Alberto Vitale) Voto: 7/10