(Blues Funeral Recordings) Una forza della natura gli Abrams di Denver nel Colorado. Sei album in tredici anni e ora con “Loon” lucidano il proprio stile, il quale però non ha un solo punto fisso. Abrams hanno palesano suoni forti, d’impatto, con una batteria che pulsa e gioca di continuo a incollarsi alle chitarre e basso, in ogni tipo di scorribanda che va dall’hardcore e punk, all’heavy, crossover e sludge metal. Il brano “Remains” potrebbe essere una certificazione di quanto scritto. La band sovrapponendo parzialmente i suddetti stili, paradossalmente riesce comunque ad avere una propria e peculiare identità. Zachary Amster canta a tonalità diverse e spesso tendendo anche a urlare ma senza debordare in un guaito punk. Lui, uno dei due chitarristi, è comunque coadiuvato al microfono dal bassista Taylor Iversen. La band si dimena in cose improvvise, attraverso una forza d’animo e creatività che non ci si aspetta, come in una partenza semi mathcore, in “White Walls”, oppure marcando il passo pesantemente come in “Waves” in uno stile allegro, scanzonato. I ragazzi di Denver in certi casi ripiegano su modalità quasi alla Converge, rielaborandolo però e con quella sana spensieratezza e un tocco grunge, tipo in “Said & Done” e “A State of Mind”, e alternative rock, come in “Last Nail”. La canzone più stuzzicante è comunque “A State of Mind”.
(Alberto Vitale) Voto: 8/10




