copALFAHANNE(Dark Essence Records) Il black metal nordico vanta un bel mucchio di gente strana. Stravagante. Una vasta gamma di personalità che spaziano tra l’impossibile ed il criminale. Tra questi, forse, gli Svedesi Alfahanne sono i più assurdi, i più pazzi, i più devastati. Fatico a decodificarli, trovo impossibile collocarli. Molti loro colleghi vantano caratteristiche tipiche: sono oscuri, orientati al suicidio, all’autolesionismo, soffrono malattie mentali, sono estremi musicalmente. E gli Alfahanne? Loro sono tutto questo in un unico nucleo di energia mostruosa e travolgente. Ma com’è il secondo lavoro di questa band impossibile? Stravagante. Maledettamente attraente, un concentrato di bastardaggine musicale che inganna, ipnotizza, prende in giro, che crea discepoli i quali non sapranno mai se la loro fede sia vera, stabile, mutevole o palesemente fraudolenta. Una sensazione di mancanza di confine, forse di negazione della stabilità che rende questo disco micidiale! Ascolti dopo ascolti, volumi crescenti… non riesco a smettere, non riesco a pensare ad altro. Non so il genere, non è chiaro. Non so cosa fanno. Però è pieno di melodie geniali. Ritmiche sussultanti. Un po’ rock, un po’ dark, un po’ black. Forse post. O magari lo chiamano alternative. O forse avantgarde… ma non credo che agli Alfahanne frega poi molto, visto e considerato che osano definire il loro stile “Alfapocalyptic Rock”… che tradotto da una lingua-non-nordica significa qualcosa come “facciamo quel cazzo che ci pare”. E sapete cosa? I bastardi ci riescono. E bene! E creano sensazioni! Linee melodiche che hanno sapore atmosferico. Ritmiche palpitanti che si affacciano sempre nei territori della hit rock. Arrangiamenti geniali che vanno oltre gli schemi, mettendo a nudo una creatività (avantgarde?) non normale, non comune, non ovvia. E le linee vocali? È tutto il giorno che ci penso. Non so se lo posso scrivere. Ma questo singing -che poi vanta guests di gente altrettanto sballata, come Erlend Hjelvik (Kvelertak), Niklas Kvarforth (Shining), Spellgoth(Horna, Baptism) e Nattfursth (Sorhin)- è… RAP. Un rap metal. Un fottutissimo RAP metal. Prendete i Beasty Boys. Si, non fate i timidi… non li avete ignorati nemmeno voi. Buttateci dentro una valanga di new wave, ma anche di oscurità. Molta oscurità. Un goccio di black, un sorso di estremismo scenografico e sonoro. Un po’ di punk. Pizzichi di grinta e rabbia. Benvenuti nel mondo degli Alfahanne! “Alfa Kropp Alfa Blod” è inquietante poi esalta con un rock un po’ punk, un punk un po’ pop ed un tema indimenticabile. “Besatt” è melodia suprema, ritmica che fa tremare ed un singing che può scalare le hit. Di qualsiasi genere. Emerge del black con “Skallerormsgift”, mentre appare un rock più sciolto, più lavativo, più pop, ma non semplice, non frivolo. “Blodad Tand” alimenta stati di ansia, per poi virare verso un trionfale/glorioso. Subdola “Arkeologen”: riffing mostruoso, melodia deliziosamente tossica, mentre “Berserk” vorrebbe virare verso direzioni sinfoniche ed epiche, rimanendo poi terrena, sporca, diabolica. L’album chiude con la superbia di “Slutdestination Eskilstuna” nella quale c’è un senso di affluenza di tutto quello esposto prima, dalle melodie ipnotiche, alle linee vocali miste, ai riff a base di pulsazioni telluriche. È tutto così fantastico. Ci sono album che valgono molto, altri che passano inosservati. È la storia che lo insegna. Ma per quale ragione un album… vale? Vendite a parte, non sono le evoluzioni tecniche, che magari confondono le idee. Nemmeno le impostazioni troppo estreme, che creano una nicchia per pochi eletti. La capacità del chitarrista? I vocalist superlativo? Una potenza travolgente? No. Non solo. Una canzone o un album diventa grandioso quando offre qualcosa che ti entra in testa come un trapano e deposita i suoi semi nella cavità del foro. Semi che mettono le radici, germogliano e crescono, creando un habitat nuovo. Cambiando l’ecologia della mente. Alterando l’ecosistema. Materializzando uno scenario nuovo, rivoluzionario che risulterà indimenticabile. Questo è il segreto delle grandi canzoni della storia, le quali spesso nascondono complessità immense in semplicità banali, ma fatali. Questo è “Blod Eld Alfa”. Questi sono gli Alfahanne.

(Luca Zakk) Voto: 9,5/10