(InsideOut Music / Sony Music) Dopo i due sperimentali “Ritual”, torna al vero rock il duo canadese, mettendo in mostra ciò che sa fare davvero: rock d’annata, heavy rock tradizionale, come insegnano maestri quali Led Zeppelin e Deep Purple, considerando poi che la voce di Cody Bowles è semplicemente pazzesca. “Apocalypse” è un concept pensato nella forma di un’esperienza narrativa completa, rigorosamente articolata sui due lati di un album, del classico vinile, senza pensare a metodi di ascolto digitali più moderni. La storia è una saga intergalattica che si svolge nei secoli: c’è un inizio (“Oracle”), c’è la storia di “Starlifter: Fearless Pt. II” e ora arriva ”Apocalypse”, ambientato 100 anni prima di “Starlifer”; la nuova avventura racconta l’ascesa del Syndicate e di Blackstar, suo spietato comandante. L’album mostra la crisi di Xurgon Prime, la radicalizzazione del suo popolo, l’invasione e la distruzione di Karagon, patria di Fearless, e la caduta dei suoi Dragon Riders. Al ritorno dalla conquista, Blackstar trova il proprio mondo devastato dalla guerra civile e scopre di aver perso moglie e figlio. Invece di fermarsi, sprofonda nell’odio, sancendo il trionfo del Syndicate e il ciclo distruttivo di violenza, avidità e vendetta… evidenziando quindi una sorta di parallelismo con la storia vera del nostro mondo, della nostra civiltà. Infatti, l’album chiude il cerchio tematico dell’opera: l’avidità genera guerra, la guerra genera distruzione, e la distruzione alimenta nuovo odio. Il finale lascia intravedere il futuro ritorno di Fearless, preparando il terreno agli eventi di Starlifter, in un gioco di salti temporali, di narrazioni posteriori — prima — e anteriori — dopo —, sulla scia di storie epiche come quelle narrate in Guerre Stellari. Nonostante le tematiche di matrice sci-fi, che band come gli Hawkwind avrebbero musicato con synth, effetti, suoni cosmici e quant’altro, i Crown Lands restano con i piedi ben piantati nel rock e nel prog, dipingendo melodie, materializzando riff potenti e seducenti, scolpendo brani immediati dalla durata classica, attorno ai quattro minuti, ma anche suite monumentali come la title track da oltre diciannove minuti, qui posta in chiusura dell’opera (su “Fearless” la suite equivalente era la traccia d’apertura). Tornando sulla terra, atterrando, scendendo da questi ascensori spaziali, da questi incrociatori cosmici, si arriva alla musica: “Apocalypse” regala oltre quaranta minuti di prog rock di altissimo livello, ricco di fantasia, di energia, di un libertinaggio creativo che in qualche modo se ne infischia delle regole del mercato discografico; ecco quindi che uno dei singoli di spicco è proprio la maestosa title track, mentre pezzi come la pulsante “The Fall” — un brano dall’energia radiofonica a mio avviso incredibile — vengono lasciati in secondo piano.

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10