(Fireflash Records) Potremmo definire la cittadina di Bollnäs come una delle capitali del metal scandinavo; il piccolo centro svedese, al netto di una popolazione di appena sedicimila abitanti, vanta un considerevole numero di band mediamente conosciute, tra le quali Tad Morose, Bloodbound e Morgana Lefay, quest’ultima comprendente il cantante Charles Rytkönen e il bassista Fredrik Lundberg, padri, rispettivamente, di Oliver e Viktor, ossia cantante/chitarrista e bassista dei giovani thrasher Savage Mania. In realtà l’album “Demonic Assault” è originariamente uscito in forma indipendente nel 2025 in formato digitale, mentre ora Fireflash Records lo ha ristampato in formato fisico, sia in vinile rosso sia in CD. Il thrash proposto da questi svedesi pesca a piene mani dai grandi degli anni ’80, in primis dagli Slayer di “Haunting The Chapel”, dai Kreator di “Pleasure To Kill”, dai primi Sodom e dai Motörhead. Originalità? Pari a zero! Coinvolgimento? Totale! Questo album ci riporta infatti a quel thrash crudo, grezzo e viscerale, così lontano dalle produzioni laccate attuali, donando una patina ruvida e analogica a brani che, pur se derivativi, vantano una serie di riff vincenti che ogni thrasher che si rispetti non può che apprezzare. I riferimenti si sprecano e non sono per nulla velati, ma le song funzionano e colpiscono nel segno: “Undead Rebirth” parte con un arpeggio slayeriano alla “South Heaven” per poi lanciarsi in riff velocissimi che richiamano a gran voce la band losangelina degli esordi. “The Face Of Death” è un ibrido tra “What The Hell Can Create” e “Outbreak Of Evil” dei Sodom, mentre “Remorse” è praticamente “Iron Fist” dei Motörhead con un testo differente. “Fasttrack”, lo si evince dal titolo, è veloce, breve, piena di quei cliché che adoro – tipo ‘Bang your head against the stage’ e amenità simili –. I Savage Mania non pensano minimamente a reinventare il metal o a stupire con sonorità sorprendenti e innovative; l’originalità è messa al bando in favore di una passione profonda e viscerale, che sa di tributo a quei maestri che quarant’anni fa hanno rivoluzionato la musica pesante.

(Matteo Piotto) Voto: 7,5/10