(Avantgarde Music) Affilano le lame con il secondo disco i polacchi Cursebinder. Certo, rimane il loro cocktail di doom, death e black, tra l’altro tipicamente dell’Est Europa, ma le divagazioni prog e avantgarde diventano prepotenti, presenze invadenti che cambiano la direzione, modificano l’obiettivo, diversificano il punto di arrivo… e brani quali “The Astronaut”, con quel suggestivo sassofono, mettono in palese evidenza lo stile diverso e innovativo della band di Cracovia. “Saturnine Rage” inietta una dimensione più estrema, con un’atmosfera cosmica, ultraterrena, meravigliosamente gelida. È prog estremo con “Prayers for the Living, Flowers for the Dead”, con quel tremolo spinto oltre ogni limite, quei cambi sorprendenti, quelle melodie seducenti e a volte dissonanti. È più sperimentale e supportata dalle keys la travolgente “Made to Be Sold”, totalmente imprevedibile “Naked City”, devastante la conclusiva “Under the Skin”. Un disco che porta la band verso nuovi orizzonti, nuovi traguardi, nuove dimensioni artistiche. Un album che ti si ritorce contro, un album che diventa uno specchio che riflette un’immagine di te che davvero non vuoi vedere, con la quale davvero non vuoi avere a che fare, portandoti tuttavia verso l’inevitabile consapevolezza che quello che vedi, così distorto e malato, altro non è che il tuo io più recondito, più nascosto, più reale. Più sincero.

(Luca Zakk) Voto: 9/10