(Rottweiler Records) Tutto è spinto all’estremo e le scelte del buon Paul Green sono volutamente distruttive. L’australiano ha creato questo progetto molti anni fa, negli anni ’90. Green si trasferisce poi negli USA, si sposa e sua moglie collabora al basso. In seguito, Green ritorna in Australia e, nel frattempo, le pubblicazioni a nome Vomitorial Corpulence sono state davvero poche. Questo nuovo album, intitolato “Martyrdomical Symphonanthem”, esce vent’anni dopo il secondo ed è uno scontro titanico e folle tra goregrind, thrash, death e grindcore, per un crossover tra sangue e violenza. Sono quaranta pezzi espressi in circa sessantatré minuti, per un’apologia della violenza e della distruzione del corpo umano. “Martyrdomical Symphonanthem” è una mostra delle atrocità assemblata con estro e istrionismo, con un tono slayeriano nei riff e nelle cadenze vocali, i Carcass e quella sana e sincera voglia di sfogarsi che arriva sia dal grindcore che dal punk. Tutto si concatena in questo macabro e nervoso incedere, tanto che, a furia di ascoltarlo, “Martyrdomical Symphonanthem” finisce per essere messo in loop, lasciando che questi colpi laceranti lavino il cervello. C’è ferocia nei pezzi di Green ed è giusto così: quando c’è il grindcore di mezzo deve essere così. Dunque niente abbellimenti, nonostante qualche esempio volutamente agghindato con qualche scampolo di technical brutal death metal, come “Heromartyr Antipas The Bishop Of Pergamum”, oppure qualche gioco di effetti e sovraincisioni bizzose. Marcio, feroce, sanguinolento e sconvolgente nel suo modo di assemblare tutto ciò: questo è “Martyrdomical Symphonanthem” di Paul Vomitorial Corpulence Green.

(Alberto Vitale) Voto: 8,5/10