(20 Buck Spin) Dream Unending… moniker perfetto per una band – un duo – che trasforma ciò che parte dal death doom in un animale completamente diverso, una dimensione sonora fuori da ogni previsione, verso progressive, jazz, ambient, blues… ecco quindi che un growl lacerante fa da spalla ad assoli di matrice jazz, mentre delle chitarre distorte giocano in sottofondo. Emozionali, spontanei, incredibilmente essenziali dentro un universo complesso espresso attraverso una sincerità emotiva disarmante. L’opener “Blinding Allure” ti sbatte subito in faccia una nuova dimensione del death, del doom, del prog, del jazz e di ogni divagazione prettamente avant-garde, senza però farti capire con chiarezza dove si celano i confini tra tutti questi stili, tra tutti questi generi musicali. Pura poesia con la title track, con quegli arpeggi, quei fraseggi delicati e quei fiati pieni di oscura malinconia. “Strained Sincerity” prova a essere doom, funeral doom, ma in chiave prog death, con viaggi mentali jazzistici, un incedere che non riesco a definire in modo diverso da uno ‘spaghetti western funeral doom’, crescendo verso un death tecnico e più ‘familiare’, lasciando un segno che tocca i sentimenti, che alimenta i sogni. Con “Rubato” il duo prende la tangente e va un po’ per la sua strada, che diventa subito la nostra strada, il percorso che l’ascoltatore non sapeva di voler intraprendere. Intima e delicata la ballad “I Carry Your Burden”, intensa, dissonante, con la voce dell’ospite Brendan Radigan (Pagan Altar, Savage Oath, in passato guest di Kreator), prima della maestosa e conclusiva “Causal”, undici minuti di libertinaggio nei quali i Dream Unending ci spiegano teoremi astratti e teorie d’avanguardia ai limiti della fantascienza più spinta. Chitarre sublimi, una batteria che fonde death e jazz in ogni singola percussione. È il loro terzo album: sei brani monumentali, un’imprevedibilità nelle progressioni così assurda da diventare familiare, seducente, quasi romantica. “Certain Uncertainties”… ovvero alcune incertezze. Alcune? Solo alcune? Questo album le alimenta tutte: quelle che conosciamo, quelle delle quali ignoravamo persino l’esistenza e quelle che ancora devono nascere. Le amplifica, le moltiplica, le rende ineluttabili, senza mai e poi mai metterle in discussione. Perché, alla fine, l’unica vera certezza è che non esistono certezze.

(Luca Zakk) Voto: 10/10