(Nuclear Blast Records) Una caratteristica che da sempre amo degli Anthrax è quella di riuscire a mantenere uno stile riconoscibile e, allo stesso tempo, essere totalmente liberi, mettendo al bando la parola ripetitività; in quarantacinque anni di onorata carriera, la thrash metal band newyorkese non ha mai avuto paura di osare, operando a volte scelte sulla carta impopolari, come flirtare con rap e hip hop oppure, negli anni ’90, virare verso sonorità groove e alternative. Non esiste nella loro discografia un album simile all’altro, eppure basta un singolo riff, una linea di basso o un fill di batteria per poter riconoscere senza alcun dubbio un brano degli Anthrax. Questa libertà stilistica si respira a pieni polmoni in “Cursum Perficio”, dodicesimo album in carriera di Scott Ian e soci, al punto che sperare di poterne inquadrare il sound prendendo un singolo brano sarebbe un errore madornale. “The Long Goodbye”, ad esempio, è un mid tempo roccioso e melodico, in linea con lo stile degli ultimi lavori, ma la successiva “It’s For The Kids” ci riporta al thrash old school, tra riff veloci, batteria martellante e un rallentamento centrale che ci riporta direttamente ai tempi di “Persistence Of Time”. “Everybody’s Got A Plan” è leggera, frizzante, quasi pop punk; sembra un pezzo dei Foo Fighter riarrangiato in versione Anthrax. Probabilmente il fatto di aver registrato il disco agli Studio 606 di Dave Grohl può aver ispirato un pezzo simile, che comunque si rivela essere molto divertente ed energico. “The Edge Of Perfection” è geniale, imprevedibile, assurda… Insomma, un capolavoro nel quale convergono parti black metal, con tanto di chitarre a zanzara e blast beat, il tutto inframmezzato da linee vocali ultra melodiche e ritmiche che ricordano lo stile di un album come “We’Ve Come For You All”, per un pezzo totalmente folle e anarchico. “Infectious” è pesante, groovy, moderna; probabilmente la militanza nei Pantera di Charlie Benante ha contribuito a creare un brano in questo stile, ravvivato da un bel solo di chitarra e dalle linee vocali di un Joey Belladonna in forma smagliante nonostante le sessantasei primavere sul groppone. “NYC 93” ha una marcata impronta hardcore, dal riffing arrembante e con gang chorus molto adatti alla dimensione live, mentre la title track spinge decisamente verso la melodia, pur mantenendo un sound spigoloso e roccioso. “T.O.M.B.”, similmente a “Infectious”, risente di influenze panteriane, ovviamente rilette nell’inconfondibile stile degli Anthrax, che colpiscono implacabilmente nella potentissima, moderna e claustrofobica “Watch It Go”, piena di chitarre nervose e parti di batteria funamboliche. Si chiude in bellezza con “My Victory”, mid tempo spezzacollo eppure ricca di melodia, da sempre specialità in casa Anthrax. Un album che racchiude tutte le sfaccettature di una band uguale solo a se stessa, incurante delle definizioni, delle contaminazioni e di quant’altro.

(Matteo Piotto) Voto: 9/10