(Personal Records) Sono in preda all’esaltazione! “Scumocracy” è, secondo la mia modesta opinione, l’album definitivo del death metal. Ogni riff, ogni cambio di tempo, ogni break racchiude il meglio della vecchia scuola, quella in cui era sua maestà il riff a farla da padrone. Qui non troverete sfoggi inutili di virtuosismi, né blast beat fuori luogo, né tantomeno dissonanze o altre diavolerie moderne. Qui rivivono le atmosfere soffocanti e claustrofobiche di Obituary e Autopsy, gli stacchi dei primi Death, la ferocia dei Cancer, il marciume dei Celtic Frost, il tutto accompagnato da un’attitudine vicina al punk, genere da cui provengono i membri della band, cosa che si riflette anche nei testi. La cosa stupefacente non è tanto la qualità dei riff, comunque di pregevolissima fattura, quanto l’abilità nell’incastrarli alla perfezione, mantenendo una scorrevolezza notevole anche nei pezzi più intricati, come l’opener “Ordinary Enemy”, piena zeppa di cambi di tempo e di una quantità di riff da riempire un album intero. Uno dei miei pezzi preferiti è “Tempestarii”, inizialmente lento, doomy e minaccioso, per poi accelerare in un crescendo di efferatezza spezzettato dal refrain cadenzato e pesantissimo. “Scale Of Grey” mette in mostra il lato più hardcore, soprattutto nella ritmica portante. Un altro capolavoro assoluto è la conclusiva “The Lust Of Us”, in grado di bilanciare atmosfere sulfuree, accelerazioni furiose vicine al grind e assoli melodici. “Scumocracy” è l’album che un appassionato del vero death metal aspettava da almeno vent’anni, un distillato delle parti migliori del genere, un compendio di cambi di tempo, una bibbia del riffing. Capolavoro!

(Matteo Piotto) Voto: 10/10