(Silver Lining Music) Probabilmente, molti di voi conoscono i Diamond Head dai brani coverizzati dai Metallica in “Garage Inc.”: la band inglese, fondata nel 1976, ha avuto i suoi momenti di gloria all’inizio degli anni ’80, ma non ha mai fatto il grande salto neanche con la prima reunion (fra ’91 e ’94). La seconda, che dura dal 2000, e ha sperimentato numerosissimi cambi di formazione (al momento, l’unico membro originale della band è il chitarrista Brian Tatler), ha visto progressivamente il sound spostarsi dalla NWOBHM delle origini a un hard rock venato di metal, quello che troviamo anche in questo “Coffin Train”, che sommando tutto è l’ottavo album in studio degli albionici. Si inizia con l’arrembante e gasato hard rock di “Belly of the Beast”; cadenzata e pregna d’atmosfera la titeltrack, molto più metal e con evidenti riferimenti a Blitzkrieg e Cloven Hoof. Oscura anche “Shades of Black”, con un gran lavoro del basso di Dean Ashton, anche negli Alunah, e una imprevista accelerazione finale. “The Sleeper”, introdotta da un “Prelude”, è quell’hard rock carico che ai giovani può far pensare agli ultimi Avantasia, ma che in realtà ha radici lontane, nei Sinner o in Axel Rudi Pell. Cori da stadio per la metallara “Death by Design”, energetica e vibrante “The Phoenix”; si chiude con gli approcci sinfonici della solenne “Until we burn”. Poco a che vedere con il passato, ma bella musica in questo “Coffin Train”.

(René Urkus) Voto: 7,5/10