
(Avantgarde Music) Oltre un decennio di silenzio, e ora il ritorno con il secondo album. Un lavoro sublime e complesso, esaltante e introspettivo, con uno spettro sonoro vastissimo e incredibilmente suggestivo. Il progetto argentino dell’artista italiano Antonio Sanna ci regala un’opera di 80 minuti nella quale è meraviglioso perdersi, dentro la quale ci si lascia andare, abbandonandosi, scollegandosi dalla realtà. Le sette tracce del disco, con durate che spesso superano il quarto d’ora, sono black metal, sono ambient, sono folk… un folklore che richiama ricordi ancestrali legati alla Sardegna, terra natia dell’artista, quasi un rimando esoterico a tradizioni, memorie e legami così profondi che nemmeno un oceano nel mezzo può scindere. La tematica di base tratta la dualità dell’immagine femminile, come dea di fertilità e prosperità da una parte e come madre umana dall’altra, con tutti i contrasti, i dolori e i lutti per figli deceduti in conflitti che si perdono nell’alba dei tempi, come le tradizionali faide della cultura sarda, che spesso sfociavano nel sangue. L’album viene teatralmente introdotto da “Disamistade I”, conducendo al black cosmico di “Beyond the Transcendent Darkness”. Ancora profondo folklore oscuro con “Disamistade II”; capolavoro la poderosa “Underground Halls of the Oldest Goddesss Stronghold”, la quale, nel suo quarto d’ora di durata, offre di tutto: dai momenti inquietanti al groove di un dark metal estremo, passando per blast beat, atmosfere lugubri, ritmi incalzanti e perfino catchy. C’è questo sound siderale su “The Great Escape”; incredibile il susseguirsi di variazioni tematiche, da concetti melodici a black estremo, sulla title track, mentre è puro ambient psichedelico la lunghissima e conclusiva “Deliverance”. “And the Firmament Will Burn to Quench the Pain of This Earth” non è un disco facile. Non è musica frivola da consumare con distrazione. Siamo davanti a un’opera immensa, costruita con cura, concepita con passione, ricercata, curata nei minimi dettagli; un album che non offre singoli (sicuramente non nel senso ‘radiofonico’ del termine), che resta ben lontano da formati commerciali, che si autodichiara libero e libertino nella scelta stilistica di ogni singolo secondo della sua notevole durata. Tutto questo, legato a idee musicali decisamente grandiose, rende il lavoro un’assoluta perla di puro, purissimo black metal; una purezza che, tuttavia, non risiede nel suonare antico, tradizionale, privo di modernità o come una qualsivoglia variante di black considerata esemplare: per quest’opera tale purezza risiede tutta nello spirito, nell’essenza più profonda che porta a un lavoro di così pregiata fattura.
(Luca Zakk) Voto: 10/10




