(Avantgarde Music) Maledetto tempo. Maledetto quello scorrere incredibilmente veloce, almeno nelle nostre umane percezioni. Gli italiani Janvs pubblicarono il loro ultimo album, “Nigredo”, ormai nel lontano 2014, ben dodici anni fa, e da allora solo un assordante silenzio. Che poi “Nigredo” non era proprio un album, ma una nuova registrazione dei loro primi brani, quindi è dal 2008, quando uscì “Vega”, che in casa Janvs, in quel di Genova, non succede assolutamente niente. Tutto a un tratto, ora, eccoli tornare, più fieri e incisivi che mai! OK, è solo un EP, cinque brani, poco più di venti minuti, ma sono loro, stessa irriducibile line up! “Fatum Est”, ovvero ‘È il destino’… il destino che caratterizza quel sopra citato scorrere del tempo, il destino che osanna il karma, il destino che chiude i cerchi, quel destino che, misterioso e trionfale, ci riporta nell’etere la musica di una delle band black metal più iconiche e incisive del nostro paese, sempre con tematiche mediterranee, legate alle nostre tradizioni, alla cultura romana ed ellenica che risiede tutt’oggi nella nostra quotidianità, nella nostra lingua, nel nostro modo di essere, di vivere. Di esistere. Cinque miti ellenici trasportati nella dimensione della creatività del mastermind Matteo ‘Vinctor’ Barelli, verso visioni esistenziali, cosmiche, personali e universali. Black metal essenziale ma anche molto complesso, caratterizzato da profondi cambi di registro, divagazioni avant-garde, soluzioni melodiche totalmente imprevedibili ma favolosamente accattivanti. Un’opera che sfida le divinità della nostra cultura, le stuzzica, le provoca, dentro la bellezza incredibile della nostra terra, attraverso un viaggio cosmico surreale, tra evoluzione del pensiero e una staticità imposta dall’eternità. Solo un EP, solo cinque brani, ma un possente ritorno, un urlo ancestrale che riecheggia incessante, anche grazie a produzione e master curati dal Maestro Dan Swanö.

(Luca Zakk) Voto: 8/10