
(Andromeda Relix) Mi capita spesso di realizzare che suonare metal negli anni ’80 in Italia deve essere stata una cosa piuttosto limitante, nel senso che, se molte di queste formazioni, a parità di qualità, fossero state inglesi, statunitensi o, al limite, tedesche, avrebbero trovato spianata la strada verso il successo; non riuscirei altrimenti a spiegarmi come un gruppo dal talento cristallino e dalla classe innata come i torinesi Elektradrive abbia raccolto solo in parte quanto di buono seminato. Eppure il loro secondo album del 1989, intitolato “Due”, è stato il primo lavoro italiano a ottenere 5K, ossia il massimo dei voti su Kerrang!, rivista che definire snob verso le formazioni non inglesi è un puro eufemismo. In quello stesso anno hanno aperto per i Manowar, calati a Torino nel tour di “Kings Of Metal”, mentre nel 2009, in occasione dell’album “Living 4”, sono stati incensati nientepopodimeno che da sua maestà Bruce Dickinson, che ne ha parlato in toni entusiastici nel suo programma radiofonico. Una classe innata fin dagli esordi, quando erano dediti a un metal dalle forti venature epiche di pregevolissima fattura, evolutosi negli anni in un altrettanto avvincente rock melodico con tinte AOR. L’attività degli Elektradrive è proseguita fino a circa il 2013, per poi finire in ibernazione per un decennio e tornare con la line-up originale nel 2023, esattamente quarant’anni dopo la nascita della band, celebrati con una serie di concerti che ne hanno ripercorso l’intera carriera, dando così vita a questo doppio live. Apre le danze l’evocativa intro “Take Off”, seguita dalla terremotante “Secret Of The Holy Grave”. La band appare sin da subito in stato di grazia, con i suoni perfettamente bilanciati e le prove dei singoli musicisti che rasentano la perfezione. Impressionante la prova di Elio Maugeri dietro al microfono, che a sessant’anni e più canta con una voce squillante e potente, come fosse un giovanotto. È la volta di “Lord Of The Rings”, un pezzo che i Running Wild farebbero carte false per avere nel loro catalogo. Si passa al rock da arena con la meravigliosa “The Riot Of The Young Guns”, brano che ho sempre considerato la perfetta fusione tra Scorpions e Foreigner, con un chorus finale che definire memorabile è riduttivo. Torniamo agli albori, precisamente al 1984, con “Brainstorm”, primo singolo di una band che aveva già tutte le carte in regola per fare il botto, unendo riff rocciosi e grandi melodie, esattamente come avrebbe fatto nel 2009 con brani come l’anthemica “Dirty War Of Bloody Angels”. Ancora AOR di qualità incommensurabile con “Lucille”, ballatona strappamutande dominata da un lavoro di tastiere mai così ‘gonfie’ e trionfanti, e “Still Remember”, contenente uno dei migliori assoli di chitarra che io abbia mai sentito in questo genere. Rocciosa “Time Machine”, mentre “Evil Empire” richiama soluzioni prog. La seconda metà del live si apre con l’intro sinfonica “Prelude To A Hero”, seguita da “Fly High (Hero)”, song che non avrebbe stonato in un album come “Eclipse” di Malmsteen. “Snake 92” pesca dall’esordio “…Over The Space” ed è la versione riarrangiata di “Snake (Slip On)”, dal chorus grandioso e con un basso che si produce in partiture vicine al funky. Decisamente trascinante “Big City”, tra Aerosmith e Cinderella, con chitarra e tastiere che intrecciano assoli grandiosi, contrapposta all’intensa ballad “Pain”. Echeggiano marcate influenze alla Deep Purple nella rocciosa “Magic Lamp”, seguita dalla diretta e sfrontata “St. Valentine’s Day”. Il trittico finale trasuda classe immensa, con “A Man That Got No Heart”, sogno bagnato di ogni fan dei Def Leppard, l’apoteosi pomp di “Back On The Road” e la perfetta fusione tra potenza e melodia di “Escape From The Rock”, a conclusione di un live ai limiti della perfezione, a mani basse il migliore mai uscito per un gruppo hard and heavy italiano e ad altissimi livelli anche in ambito internazionale.
(Matteo Piotto) Voto: 10/10




