(autoproduzione) Fabienne Erni mette momentaneamente da parte gli Eluveitie e il progetto Illumishade per esordire come solista. Lo fa privandosi del bagaglio stilistico per il quale è ben nota — il folk degli Eluveitie — per affrontare uno schema sonoro inatteso, dalle architetture e melodie maestose. Trionfa un metal contemporaneo e dunque leggero, con tagli sinfonici ben calibrati e comunque non dominanti. Sussiste anche qualche eccezione folk e celtica; inoltre, “Starveil” presenta alcuni sprazzi pop metal/rock. La cantante e musicista svizzera crea linee melodiche, sia musicali che vocali, che dominano e fluiscono in un lavoro dalla veste pulita e moderna, grazie anche a una produzione altrettanto curata. Essendo un album solista, la Erni è l’assoluta protagonista: svetta il suo estro vocale, con una voce delicata, ampia e ariosa che caratterizza l’intera opera. All’album hanno partecipato numerosi musicisti, tra i quali suonatori di dulcimer, cornamusa e viola. Vadim ‘Vidick’ Ojog degli Infected Rain ha contribuito agli arrangiamenti, così come Michael Hirst. La zurighese, per l’occasione, ospita anche la cantante degli Infected Rain, Lena Scissorhands, nel brano “Ritual”. Starveil è piacevole e in certi casi decisamente catchy: ne è un esempio “Forged in M”e che, nonostante le chitarre e una batteria tenace, si rivela un pop mascherato. L’abilità della Erni è stata quella di creare un lavoro sfaccettato, senza limitarsi a un’unica e marcata direzione musicale, ma pensando a canzoni che sboccino ogni volta con un’anima diversa e colori emotivi mutevoli.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10