
(Silent Future Recordings) Primi vagiti nel 2010, due adolescenti, un paio di EP, poi niente fino al 2025, quando le due menti di questo duo decidono di unire nuovamente le forze per comporre, per sorprendere, per portare quest’arte su un palcoscenico. Il genere? Bella domanda. In qualche modo è black metal, ma è anche rock sperimentale, ricco di identità e di tradizione, qualcosa di decisamente non convenzionale, caratteristica che porta indubbiamente la mente verso realtà quali gli Alfahanne. Le linee vocali urlano, qualche growl, un clean seducente, confermando le grandiose doti di Emanuel Tägil. Simon Johansson (Simon Johansson), invece, scolpisce un tremolo che esplode in forma melodica, un basso che genera emozione sopra ritmiche pulsanti, dando vita a brani con un’energia impossibile da spiegare a parole. “Horisonten” è un brano black metal di una bellezza destabilizzante, “Draken” porta invece nello strano mondo dei Ljuset, con quel ritmo ossessivo e psichedelico, verso un crescendo incontenibile. Misteriosa “Elden”, contemporaneamente un brano così black e così lontano dal black; stupenda “Vännen”, ipnotica, seducente, con una performance vocale micidiale. C’è una grossa influenza dark su “Solkatten”, intima e atmosferica “Nyckeln”, geniale la lunga e conclusiva “Hjälten”. Dietro una copertina fuori tempo, fuori moda, fuori stile, una copertina che non dice nulla e che grida tutto, questo debutto omonimo è arte magnetica, musica che si insinua subdolamente nella mente, nel subconscio, nell’Io dormiente, nell’Io vigile. Poco più di mezz’ora rubata al tempo, sequestrata e convertita in qualcosa di superiore, di altamente poetico, di meravigliosamente astratto.
(Luca Zakk) Voto: 10/10




