(Time To Kill Records) Ultimamente mi capita spesso di recensire band provenienti dal Triveneto, segno che in questa regione la scena metal gode di ottima salute, e la cosa mi riempie di orgoglio. Ora è il turno dei vicentini Fate Unburied, al loro secondo full length a nove anni di distanza dal debut album “Logos”. Nel frattempo la band non è rimasta con le mani in mano, pubblicando un paio di EP e svariati singoli, oltre ad arricchire il proprio curriculum artistico, visto che tre quarti della formazione attuale vantano collaborazioni in studio e dal vivo con giganti del death nazionale come i Sadist, esperienza che sicuramente ha contribuito all’ulteriore crescita tecnica e compositiva dei musicisti. “Neraspeme” è un concept album che narra di una relazione in disfacimento, tra momenti di rabbia furiosa, follia e una sorta di speranza che sa più che altro di rassegnazione. Dal punto di vista musicale, il tasso tecnico, già alto ai tempi del debutto, è cresciuto a dismisura, con brani dalle strutture iper intricate, ricche di cambi di tempo e atmosfera, mantenendo comunque un livello di aggressività estremamente elevato. Quello che colpisce è la capacità di intrecciare partiture contorte conservando comunque una certa memorabilità; parliamo ovviamente di technical death metal, quindi è naturale non trovare ‘motivetti’ da cantare sotto la doccia, ma è anche vero che un brano come “Seeking Perfect Harmony” ha un cantato diretto, quasi hardcore, in grado di stamparsi in testa con una certa facilità. Un altro brano che spicca è “Deep Rest”, dove l’influenza dei Gojira è evidente. Qui possiamo sentire il singer Riccardo Babbolin esprimersi anche con le clean vocals, oltre a un growl sensibilmente migliorato rispetto al debutto. Un album che coniuga aggressività, tecnica, personalità e un concept per nulla scontato, per una band in continua evoluzione e con ulteriori margini di crescita.

(Matteo Piotto) Voto: 8,5/10