
(Prophecy Productions) A tre anni dal maestoso “Monuments to Absence”, tornano gli inglesi Fen con un altro imponente lavoro, un ennesimo esempio di stile, di qualità, di profondità artistica. Di oscurità impenetrabile. È il loro ottavo disco, celato dietro una copertina dominata dal colore verde, il quale ne sottolinea il carattere elementare legato alla terra. E infatti singoli quali “Massif” esaltano lo splendore imponente del substrato roccioso sollevato e della natura spietata della catena montuosa, una metafora che evidenzia la nostra nullità umana dinnanzi alla prepotenza di forze naturali che si susseguono nei secoli, nei millenni. È più progressivo questo “Mourning Earth”, prima parte di un doppio concept la cui essenza è già stata scritta. Il basso è più viscerale, i blast beat meno frequenti, anche se tutt’altro che assenti, per cercare di intensificare un significato, un’espressività, una dimensione emozionale e suggestiva. Musica più organica, più naturale, con uno sviluppo incalzante ma mai forzato, sempre naturale, sempre ispirato. “Glacier” ingloba violenza, la trasmette con un post black deliziosamente irregolare e progressivo. È più melodica “Tectonic”, c’è un’aura folk in “Abyssal Plain”. Intensa, travolgente e magnificamente imprevedibile “Barrow”, immensa la conclusiva e contorta “Moor”. Sei imponenti brani che descrivono una natura inospitale. Sei imponenti brani che narrano di nebbie, di paludi, di giornate cupe che si susseguono, regalando immenso dolore e senso di rimpianto, giornate che giungono a sera promettendo un nuovo giorno, ancor più cupo, ancor più triste, una promessa di decadenza alimentata da forze e spiriti della natura, sensazioni alle quali non possiamo sfuggire, sensazioni che dobbiamo mestamente sopportare.
(Luca Zakk) Voto: 9,5/10




