copfor(Iron Bonehead) Totale negazione della vita, del respiro, della luce, della natura, di qualsiasi cosa che possa essere definita positiva. Infettano il mondo dalla Svezia, hanno all’attivo un album di debutto che sembra uscito dal nulla, e vantano un moniker assurdamente anonimo, quasi un suono, incomprensibile come l’illeggibile logo. Un album indescrivibile a parole, ma mostruosamente impattante, capace di far vibrare, per poi collassare, ogni singolo pezzo di carne che compone il corpo. Emettono un suono cupo, chiuso, malato, pesante, coronato da un vocalist che non può certamente appartenere alla razza umana, almeno non quella che può essere definita “vivente”. La title track è l’intro dell’EP, e propone solamente un suono, un suono proveniente dalla tomba di qualche essere innominabile. “The Ravenous Chasm” è descrittiva del genere proposto, marcatamente orientato ad un black/death sepolcrale, e la seguente “Descending Obfuscated Realms” ribadisce, esaltandola, questa caratteristica capace di materializzare un suono totalmente inospitale. Ritmiche più curate, ma sempre in chiave tetra, spietata ed occulta su “Chthonian Initiation”, un pezzo che vanta parti rallentate di una pesantezza senza limite. Un percorso di soppressione e negazione di ogni speranza è la conclusiva “Lineage of the Amorphous”: oltre dieci minuti di atmosfera funerea alternata a episodi di illimitata violenza, dove le stesse ritmiche brutali subiscono l’infierire immondo della creatività di questo progetto, dando origine ad un sound che può essere apprezzato pienamente solamente godendo di quelle infinite sofferenze che caratterizzano il tempo nella vita dopo la morte. Un EP per pochi, difficile, complicato, introverso, lontano da qualsiasi espressione artistica commerciale o pensata per il divertimento del pubblico. Un concetto di purezza diluito nella grande dose di depravazione necessaria per comporre questa mezz’ora di morte e putrefazione. Semplicemente geniale.

(Luca Zakk) Voto: 8/10