(Ripple Music) Nell’album “Death Comes Twice” di questa band gallese si distingue un suono che richiama quello degli Electric Wizard degli esordi, con un fuzz saturo che crea un perenne vortice attorno a basso e chitarra. Un sound carico, al quale si aggiunge una batteria agile e determinata a reggere il passo. I Goat Major pubblicano il secondo album in due anni, dopo aver già dato alle stampe un EP. Stilisticamente, il trio si pone tra heavy sludge e doom, con rimandi allo stoner. Chitarra, basso e batteria, insieme al cantato, costituiscono l’ossatura dei brani, che possono assumere forme poliformi, pur mantenendo un’impronta doomeggiante. I Goat Major marciano attraverso passaggi pesanti e altri caratterizzati da andature agili, ma vincolate a un senso del ritmo marcato. Il trio oscilla tra momenti energici e altri cupi, come su un’altalena umorale, nella quale la chitarra, affiancata dal basso, esplode in scenari decadenti e al contempo roboanti. Proprio attraverso questi alti e bassi emotivi, i Goat Major evocano visioni malinconiche o addirittura spaziali, che emergono però soltanto in un paio di intermezzi della tracklist. “Death Comes Twice” è un album che ricerca la melodia attraverso l’ossatura robusta dei brani.
(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10




