(Metal Blade Records) ‘Gradience’, un sostantivo che indica l’assenza di un confine netto tra una categoria e l’altra. Parte da qui la storia di questa band danese al debutto, capace di mescolare, anzi fondere, un blackened death metal molto aggressivo con tracce metalcore, con trap-rap di strada, selvaggio, brutale, offrendo un confronto esplosivo tra un growl profondo e violento e un clean/rap cadenzato, potente, tutt’altro che fuori luogo. Il progetto nasce infatti dai due vocalist, con anni di esperienze in varie collaborazioni artistiche, due artisti che si allineano come pianeti per dar vita a questa idea artistica che scatena una forza energetica di livello cosmico. Il growl estremo di Jakob si sposa perfettamente con i versi profondi di Gavin, con alle spalle una band che spinge forte, scolpendo nell’etere ritmiche massacranti. Chitarre pesantissime, synth che creano un’atmosfera di contorno immensa, con brani quali “Agony” che diventano assurdamente geniali, unendo un death doom di una pesantezza inaudita a un rap/metalcore industriale incalzante e indubbiamente coinvolgente. Suggestiva “Stains”, brano che frattura le vertebre con facilità; avvincente e capace di spunti atmosferici la rocambolesca “Deathwish”. A tratti piacevolmente imprevedibile “Undone”, scatenata “White Noise”, introspettiva la conclusiva “Grimey Potential”, un pezzo con un tocco dark, gothic e nu-metal. Certo, la purezza, i puristi: con i Gradience ogni cosa è un ibrido (o una ‘Anomalia’?), la purezza viene annientata verso una forma ambivalente di musica estrema. Il risultato? Diamine, efficace, maledettamente efficace… tanto da poter veramente risultare pericoloso in sede live!

(Luca Zakk) Voto: 7,5/10