(Season of Mist) Secondo capitolo del ‘poema oscuro’, successore di “A Dark Poem, Part I: The Shores of Melancholia”, per i norvegesi Green Carnation, band formata nel 1990 da Tchort (primo bassista degli Emperor, chitarrista dei The 3rd Attempt, ex Carpathian Forest, ex Blood Red Throne). L’oscurità di questo poema, di questo concept personale, si concentra sui testi, scritti principalmente dal bassista Stein Roger Sordal, il quale dichiara di avervi riversato molto di se stesso, tanto da trovarsi davanti al bivio tra un alleggerimento, un’edulcorazione o… il mantenimento della schietta sincerità scelta, fino al punto di cantare in prima persona la bellissima e introspettiva “Loneliness Untold, Loneliness Unfold”. I brani sono senza confini: il prog si intensifica ancora una volta, ma non mancano momenti più intensi e graffianti, tra assoli sognanti, keys geniali e ritornelli superlativi, come dimostra la favolosa “I Am Time”. È un prog più heavy quello di “Fire in Ice”, mentre è intima e struggente la conclusiva “Lunar Tale”, con il suo finale dal sentore ipnoticamente cosmico. “A Dark Poem, Part II: Sanguis” inizialmente invita noi ascoltatori a entrare nei meandri nascosti della psiche degli artisti, nella loro privacy più oscura, tra i segreti più tetri. Ma non si tratta della loro psiche, della loro privacy o dei loro segreti: forse sono i nostri, rendendo “…Part II: Sanguis” una specie di portale, una sorta di canale di trasmissione, un gigantesco magnete emozionale attraverso il quale, grazie all’apertura della band, riusciamo a scoprire il nostro percorso, il nostro viaggio attraverso il nostro io, nei meandri nascosti della nostra psiche, nel profondo della nostra privacy più oscura, nell’impenetrabile labirinto dei nostri segreti più tetri. “A Dark Poem, Part II: Sanguis” diventa un esempio: la band si erge a paladina di un percorso mentale da intraprendere, con paura ma senza timore. Dopotutto, per quanto sembri la cosa più difficile del mondo, tutto si riduce a capire se stessi, aprendo finalmente i propri occhi interiori.

(Luca Zakk) Voto: 9/10