(Non Serviam Records) Non è semplice valutare “Monastery”, album di debutto dei francesi Griffar. Ad un primo ascolto è sembrato da subito un lavoro da calderone. Una uscita in sintonia con le tante che ogni mese infestano il filone del death/black metal. “Monastery” è vicino alla scuola svedese, quindi con dei suoni abbastanza curati e un riffing che va a zig-zag tra il death, il black  e il thrash metal. Questo vuol dire un sound alquanto dinamico e capace di farsi ascoltare dall’iniziale “Blessed in Lava” (di quasi 9’) fino alla nona e ultima “Last World” (di oltre 9’). Nel mezzo esistono pezzi molto più sintetici nel minutaggio, come la titletrack e “Relentless Infamy”, e dal piglio molto thrash metal. Virano decisamente al black metal “Rebirth”, “My Wolf Legacy” e “The Demented God”. Materiale fruibile, volto a definire uno scenario che cita i Dissection, Naglfar, In Flames ed altri. Drakhian (chitarrista, ex Loudblast e Taake, per il tour tedesco del 2001), Alsvid (ex battersita per Enthroned, tra gli altri) e il cantante-chitarrista Helskrim però devono e possono fare qualcosa di più per mettersi in mostra, soprattutto per le buone capacità tecniche dimostrate.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10